Porti, almanacco e agenda per l’ultima spiaggia

Genova - Stati Generali dello shipping, incisiva riforma della legislazione nazionale per i porti, autonomia finanziaria e sinergie codificate con il sistema creditizio, legge regionale che detti le regole del processo di modernizzazione: lo stato comatoso della portualità italiana induce a ritenere che le proposte avanzate da Claudio Burlando e Luigi Grillo attraverso Il Secolo XIX e il nostro blog Pilotina, siano davvero l’ultima spiaggia. Surreali, del resto, anche i più recenti avvenimenti. Come la lettera che le Autorità portuali di Napoli, Civitavecchia, Ancona e Olbia hanno inviato in ciclostile al presidente di Assoporti, Nerli. I firmatari? L’ammiraglio Dassati, che a Napoli vacilla contestato da tutti; i burocrati rimasti a guidare un porto già commissariato come Civitavecchia; un presidente part time, quello di Ancona, che fa l’avvocato dei terminalisti. La motivazione di sfiducia a Nerli è il pessimo rapporto con Matteoli, che dovrebbe garantire a sua volta una buona intesa con Tremonti. Come dire che il ministro dei Trasporti conta niente, ma deve fare solo da collegamento con il titolare della cassaforte. Nel frattempo, il governo non si occupa di Fincantieri e ognuno cerca di difendersi come può, con l’acqua alla gola. La Regione Sardegna, nonostante l’esperienza fallimentare siciliana di TLink (costata milioni ai contribuenti), s’inventa una sua compagnia armatoriale…

Sullo sfondo ci sono un pezzo di Italia e gruppi di potere politico per i quali i dati economici contano niente e del futuro dei porti non frega nulla perché interessano solo i voti, che dallo shipping e dalla Liguria arrivano con il contagocce. E’ vero anche che Assoporti e i (pochi) coraggiosi parlamentari impegnati a ripensare l’economia marittima, non sono riusciti a produrre neppure sulla carta una riforma nel segno della modernizzazione, della meritocrazia commerciale, della snellezza operativa che cancella vincoli e burocrazia e promuove i traffici agganciando finanza e multinazionali. Prevalgono i freni, la logica che tutela i piccoli porti e gli interessi locali. Burlando e Grillo promettono una svolta? Bene, allora immaginiamo un’agenda politica che con la legge di riforma offra risposte adeguate alla portualità vera e favorisca il rilancio dei traffici. Agenda scandita da tempi brevi e programmi già definiti e pensati. In quel caso il governatore della Liguria potrà intervenire con una legislazione territoriale di completamento, rafforzando l’Authority di Genova e attribuendole nuovi poteri anche in previsione del traffico internazionale e della realizzazione dei corridoi europei. Se invece, come si teme, la riforma sarà desolatamente al ribasso, allora si chiederà a Burlando maggiore coraggio e protagonismo.

Le Regioni condividono con lo Stato la competenza sulle grandi infrastrutture di transito: se la politica nazionale non offre risposte concrete, l’istituzione locale (ex art.117 della Costituzione) deve saper garantire soluzioni. Non è più accettabile che i traffici verso e dall’Europa non interessino l’Italia e che la miriade di nostri porti si reggano solo per non scontentare nessuno e cerchino di proteggere un hinterland limitato ai 200 chilometri. Le notti vanno attraversate, la sfida contro il drago non deve indurci alla rassegnazione, ma piuttosto essere affrontata e vinta. Logico dunque rifiutare il maquillage di una legislazione che niente cambia e condannerebbe Genova e il sistema virtuoso a inesorabile agonia. Forse ora sarebbe il caso di provare a vedere le carte, di capire se e quanto quei pochi che ci credono sono davvero pronti a rischiare per un’idea di porto che superi gli strumenti obsoleti e gli interessi che frenano. Ma occorre chiarezza di idee. E coraggio.

P.S. In questi giorni sono attesi in Vaticano blogger da tutto il mondo. Ci sarà anche Pilotina, non solo idealmente ma rappresentata ai massimi livelli curiali. L’invito è partito dalla Santa Sede, e pare abbia all’origine una convinzione già in via di convalida: non solo i media − in generale – portano bene alla sede di Pietro, ma anche è il web ad essere oggi sperimentato come un vettore positivo della missione del Papa. Permette infatti una penetrazione sempre più capillare delle notizie, come pure una discussione più disinibita e più serrata. Anche se non è tutto oro quel che luccica. Il soggettivismo ha nel web una declinazione di sé quasi all’infinito, così come il narcisismo trova qui palcoscenici inesauribili. Le preoccupazioni tuttavia non possono soffocare le speranze. C’è invece da osare: il bene ha una sua intrinseca forza diffusiva.

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