Natale 2011, indietro tutta: il porto è solo un quiz

Genova. Natale sotto l’albero con il porto giocato a scopone nell’Isola dei Famosi. Un reality che ha molto di fantasy, perché vedrebbe i soliti pigliatutto sulla Ruota della Fortuna, mentre gli amici si spartiscono il bottino. Segnalate code nel confessionale del Grande Fratello per il tradizionale bacio della pantofola: massoni, porporati e membri dell’Opus Dei. Io canto, avrebbe esclamato BonoVox rivolto agli operai della Fincantieri, ma voi portatemi almeno la croce. La sua promessa natalizia è di cercare tra l’eolico e le piattaforme galleggianti quello che non è mai riuscito ad alcuno: far lavorare un cantiere senza che nessuno se ne accorga, sindacato compreso. In Regione il governatore apre gli studi televisivi alla crisi politica. Il format, girato nell’ottavo cerchio dell’inferno ligure, riprende lo schema dei reality, con camere fisse e microfoni accesi nelle 10 bolge dove gemono orridi adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia e falsari, divisi come il pubblico di Ciao Darwin.

Marta Vincenzi conclude il palinsesto del primo mandato in diretta dalla Sala Rossa, con l’approvazione del nuovo Piano Regolatore coordinato dal maestro David Lynch, noto urbanista di Twin Peaks. Dopo quattro anni di sconfortante inaffidabilità culturale e politica, insiste sfacciatamente nel non mantenere le promesse sottoscritte, intitola qualche nuova strada e “dimentica” Luigi Tenco (grazie, Marta!). Roberta Pinotti si prepara ad affrontare le Primarie del Pd tentando il Colpo Grosso, mentre Marco Doria dovrà intervenire pesantemente sul mercato di Gennaio per evitare di galleggiare in una posizione anonima di serie B. Enrico Musso cerca collocazione politica negli studi di “C’è posto per te?”. Maruska e Marylin si ritaglieranno altri spazi di celebrità sul palcoscenico del Bagaglino di Fieschi Street.

Vesco ringrazierà ogni mattina la Madonna Rossa protettrice dei Comunisti e la notte a fari spenti continuerà a lambire le sponde del Vara e di Brugnato. Chi l’ha visto è sulle tracce di Sandro Repetto, impegnato nel Quarto Grado di giudizio per scoprire chi ha ucciso la Provincia. Pilotina killer fuori controllo in porto, indagata per emissioni pericolose e segnalata al giudizio del Grande Inquisitore per aver tentato l’inosabile: sussurrare a bassa voce che se proprio il Pd volesse, un ottimo sindaco per la Genova del porto e dello sviluppo è a portata di mano: quel ragazzone impudente di Franco Mariani, cresciuto tra San Leonardo, la Gramsci-Olcese e Botteghe Oscure e forgiato sulle piazze del riformismo. Sparigliare le carte della città opaca e ambigua, costruita intorno a una rete affaristica che cerca e trova equivoche complicità politiche? Ma per favore… Al solo pronunciarlo, quel nome di un compagno che in qualunque altra città sarebbe candidato d’ufficio, a Pietro Gambolato vengono gli stranguglioni mentre addobba l’albero con le figurine di Stalin e Lenin. Mazzarello e Margini chiamano a rapporto i ragazzi di bottega per ricevere rassicurazioni.

Telefoni roventi tra il Tunnel e i circoli dell’establishment. Intanto il presidente dell’Authority Merlo, i portuali della Culmv e della Pietro Chiesa e pochi altri cercano di far ripartire il motore delle banchine. Sull’altra sponda c’è chi ama il porto come il fumo negli occhi, lo vorrebbe cancellare. Ha in mente di fermare tutto, temendo fortemente che Genova trovi una dimensione internazionale. Vampiri? No, semplici sanguisughe dei moli. Del resto, a Genova ha sempre funzionato egregiamente un patto di mutui rispetti nella comune rapina del pubblico denaro. Deprecabili, dunque, le ingerenze esterne in una città paradossalmente prigioniera della sua immensa ricchezza privata che non produce crescita. L’egemonia culturale ci impone l’apologia del ceto medio, un calderone che include tutto e niente ma che è diventato il vero centro di legittimazione, il simbolo di una città-porto bloccata, incapace di affrontare dinamicamente la crisi e progettare il futuro. Si galleggia, senza farsi carico delle responsabilità del sistema, ripiegati e svuotati. Dovremmo guardarci dentro, decidere che porto e che città vogliamo, se puntiamo sull’impresa e sul lavoro oppure sulla rendita.
Ma questa è Genova, una mentina di Romanengo e uno schiaffo dai camalli, una carezza della sera e un giorno dopo l’altro… Chi non salta…
Indietro tutta 2011: il porto è solo un quiz.
Buon Natale!

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