La Bomba come Moby Dick nel porto dilaniato tra il bene e il male

Genova - Call me Ishmael: chiamatemi Ismaele. Ma potete sostituire e attualizzare a piacere il nome simbolicamente scelto da Herman Melville per il maestoso incipit del suo capolavoro. La Balena. La più grande storia mai raccontata sul conflitto tra natura e cultura, tra il dominio dell’intelligenza e l’umana follia. Tra l’istinto animale e le patologie che ci avvelenano l’esistenza. Ogni riferimento è puramente casuale. Certo lascia stupiti questa nostra Bomba che riemerge a Calata Bettolo dalle tragedie della guerra e sembra volerci riproporre la perenne lotta tra bene e male. Si resta disorientati, smarriti tra oscurità profonde. Analoghe alle sensazioni che avvertiamo annusando l’aria che tira. Sempre la stessa.

La differenza tra il ministro dei Trasporti in carica, Corrado Passera e il predecessore, l’ex fascista Matteoli, finora la sta facendo l’avvocato Luciano Canepa. Matteoli è riuscito a piazzare l’amico livornese alla presidenza del porto di Ancona, mentre Passera si è visto respingere dal governatore della Liguria, Claudio Burlando, il lasciapassare per l’ammiraglio Felicio Angrisano all’Authority di Savona. Pari e patta sul resto del fronte. Con l’aggravante, a carico del tecnico Passera, di una spending review che colloca Palazzo San Giorgio sullo stesso piano di un ente pubblico di periferia, costringendo il primo scalo nazionale a tagliare l’organico, senza alcun accenno a professionalità, meritocrazia, preparazione. L’autonomia finanziaria, poi, è una barzelletta: poche briciole di Iva, buone per far lievitare qualche mutuo.

Gli alibi di oggi sono quelli di ieri. Come Matteoli, anche Passera sbatte rassegnato contro il muro dell’insensibilità o dell’ottusità del ministero del Tesoro. E’ il paradigma perfetto del disinteresse che impedisce lo sviluppo del sistema portuale e la tenuta del lavoro. E’ un quadro di riferimento sconcertante: la politica non è in grado di scegliere e dettare le regole, mentre fanno la voce grossa i professionisti dell’antagonismo che considerano porti e shipping non una risorsa ma un ingombro. Tutto questo accade mentre Genova infrange tutti i suoi record storici nella movimentazione di container, riconquista quote di mercato, costruisce le condizioni per una crescita economica e occupazionale. Il porto di Voltri si conferma come l’unico terminal italiano di destinazione finale in grado di accogliere le mega-portacontainer, che garantiscono ricchezza e occupazione. Considerata la nuova geografia dei traffici, una ragione in più per realizzare in tempi certi gli investimenti infrastrutturali promessi e per procedere ad una maggiore integrazione del terminal Vte alla rete ferroviaria, con il raddoppio degli accessi.

L’Autorità portuale ha confermato la regolarità dei fondali, divulgando su Pilotina i risultati delle indagini batimetriche sul pescaggio al terminal Vte. Non ha quindi senso che la Capitaneria limiti l’immersione a 14 metri per tutto il terminal. Così come continua a rivelarsi sgradevole il fatto che ogni giorno l’ammiraglio Angrisano mini la reputazione del porto, inviando ai comandi di bordo di tutte le navi che arrivano al Vte e alle agenzie, la richiesta via fax di spegnere i motori, mantenendo in funzione un solo gruppo ausiliario lato mare. Di fatto ogni nave che abbia necessità di maggiore energia, come nel caso di trasporto di container reefer, deve chiedere un’autorizzazione. Interventi discrezionali, in nome della “necessità di contenere nei limiti di civile tollerabilità il livello di rumorosità prodotto dalle navi ormeggiate presso il terminal in parola”. Che cosa vuol dire? Esistono limiti di legge, misurati da Arpal e Provincia, che il terminal non supera. La discrezionalità dei criteri dell’ammiraglio è irrituale, tanto quanto la campagna contro la piena operatività del terminal.

Ovunque le Capitanerie di Porto operano in strettissima collaborazione con gli operatori per garantire i migliori servizi nei porti. Ogni giorno la Guardia Costiera offre professionalità e competenza al servizio della comunità marittima. Ma sotto la Lanterna quanti investimenti ci vorranno per convincere le compagnie di linea che Genova è un porto adatto alle loro esigenze, dopo che quotidianamente gli armatori sono stati tempestati da ammonizioni sulla inadeguatezza dei fondali e sul fatto che i motori delle navi disturbano il sonno dei cittadini?

Mi raccomando, dovete schierarvi: dalla parte della Balena Bianca o del capitano Achab.

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