Porti, brivido nell’urna per i moli processati dall’Inquisizione

Genova - Allegri, ragazzi: a quattro giorni dalle elezioni, più che da fragili promesse o storpiati silenzi, il futuro dello shipping italiano è ben rappresentato da quanto accade a Genova. A Palazzo Tursi va in scena l’udienza plenaria con cui la quinta commissione comunale presieduta da Antonio Bruno (Federazione della Sinistra) processa il porto di Voltri, accusato di rumori molesti e inquinamento acustico. Convocati dal Grande Inquisitore in qualità di testi anche Capitaneria, Autorità portuale, Arpal, Difensore civico. In contemporanea, l’ineffabile ammiraglio Felicio Angrisano festeggia la promozione a Comandante in capo delle Capitanerie continuando ad imporre alle navi che entrano in porto di mantenere in moto un solo gruppo elettrogeno lato mare. La recente visita del presidente Merlo a Singapore e ai big di Psa (titolare della concessione di Vte) sta producendo nelle autorità locali i risultati attesi.

Tutto è lecito, del resto, se l’orgoglio portuale è ormai annichilito perfino di fronte ai deliranti sproloqui di un altro Inquisitore, Grillo, che diffonde l’immagine di un porto vuoto e indegno di sostegno. Ce lo meritiamo, perché non siamo riusciti a tappare le falle di un sistema consociativo formato da gruppi di interesse che nel tempo hanno “progressivamente” dirottato i propri capitali verso la vicina Svizzera, superburocrati ministeriali, vertici delle forze armate, intellettuali assoggettati agli “svizzeri”, rappresentanti in ordine sparso di ordini professionali antistorici e illiberali, associazioni di categoria, movimenti cooperativistici e sindacati. Esiste oggettivamente un deficit drammatico di legittimazione dell’economia marittima come volano di sviluppo e occupazione. Ma sia Bersani che Berlusconi e Monti, fanno sapere che in campagna elettorale non si occupano di argomenti specifici. E di che cosa, allora? Le speranze riformiste legate soprattutto al primo dei candidati premier citati, scolorano in una timida proposta che rispecchia auto soffocamento e contraddizioni interne al Pd. Non c’è un’offerta politica capace di coniugare capitale e lavoro, il modello è declinato nel disinteresse e nel lasciar fare. Come se ne esce? Bersani, Monti e Berlusconi si impegneranno almeno a nominare un vice ministro con delega al mare?

Nel festival delle ipotesi e delle attese, si può scegliere di mantenere tutto com’è, riproporre la vecchia legge di riforma con minime modifiche, accompagnarla con un pizzico in più di autonomia finanziaria e affidare la regia ad un vice ministro ai porti e alla marina mercantile. Oppure rivoluzionare le regole, puntare su cinque sistemi portuali e tre grandi porti, triplicare i traffici container, operare scelte molto dure di politica dei trasporti, pensare ad aiuti di Stato e a operazioni di concentrazione, cancellare la precarietà del lavoro, liberalizzare i servizi, ripristinare legalità e diritti. Costruire infrastrutture, coinvolgere le ferrovie. Riconoscere che le Autorità portuali devono promuovere sviluppo e possono autoregolamentarsi perché non sono tutte uguali. Recuperare credibilità sul piano internazionale con un vettore ferroviario di riferimento per le merci. Sancire alleanze serie con le grandi imprese marittime. Il punto è: si vuole radicalmente cambiare le cose per costruire una politica dei trasporti europea? Visioni e messaggi elettorali sembrano di segno opposto.

I porti italiani resteranno sempre in mano a interessi locali, a imprese controllate. Multinazionali ai margini, traffici veri da indebolire per non esserne schiacciati. Burocrazia straripante. Costi completamente fuori mercato e incompatibili con veri progetti di sviluppo. Crescita dei traffici attestata su un massimo del 5% annuo: il che consente ai poteri locali, alla politica e agli affari di mantenere il controllo non solo dei business ma anche delle Autorità portuali. La decrescita è scelta legittima, anche se suicida. Ma se così fosse, non parliamo più di Terzo Valico o di Gronda. Impieghiamo semmai quelle risorse (oltre 15 miliardi) per l’Università, la ricerca, il turismo, i camerieri… Genoa Harbour? Scherzavamo, Signori Inquisitori: ridateci almeno Topolino!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: