Il “modello vincente” e il blocco di interessi che vigila sui porti e Lupi

Il separatismo riformista tiepidamente ventilato per Genova da Luigi Merlo non paga, non rende, è già evaporato. Quindi ha ragione da vendere Manuel Grimaldi, leader degli armatori italiani, quando indica Civitavecchia come modello vincente per la portualità italiana. Quella è un’oasi protetta, in cui ruotano politici, sindacalisti, giornalisti e varia umanità. Rivalità e fazioni sono trasparenti. Intrighi, chiacchiere e cordate si risolvono in casa. Come per buona parte delle opere e delle forniture, i dipendenti vengono assunti per chiamata diretta. L’Autorità portuale di Civitavecchia spende 14,2 milioni di euro per il personale in pianta stabile, cioè mediamente 125.079 euro per ciascuno dei 114 dipendenti: il 40% in più rispetto a Genova, Livorno o Napoli e oltre il doppio rispetto a Ravenna. Nel 2013 l’Authority laziale ha investito 2,5 milioni in attività di comunicazione e promozione: cd, gadget, brochure, manifestazioni, catering, immagine istituzionale, spazi pubblicitari. Quasi 300 mila euro per inaugurare una banchina e 36 mila euro per allestire un cd sul porto dei miracoli e recapitarlo al ministro dei Trasporti. Il problema è capire se quel filmato digitale abbia definitivamente ispirato Maurizio Lupi, al punto da non temere neppure le bastonate ricevute dal ministero della Funzione Pubblica sulla storia delle assunzioni.
In buona sostanza: è legittimo e funzionale allo sviluppo giustificare una gestione delle risorse pubbliche in controtendenza con la politica di tagli alla spesa imposta a tutti gli enti. I giornali assecondano oppure parlano d’altro: è ormai devastante - e vale per ogni segmento della politica portuale - lo scollamento tra realtà e quanto invece viene raccontato. Il pensiero dominante è che l’Autorità portuale di Genova, stretta tra l’incudine della burocrazia romana ed il martello delle Procure, non può continuare a lagnarsi. O a denunciare – sempre sommessamente, ovvio – la disparità di trattamenti, ispezioni e controlli. Palazzo San Giorgio? Che faccia e se la sbrighi, che agisca, che si adegui. Il che potrebbe anche avere una logica, sempre che il presidente Merlo e il suo segretario generale Titta D’Aste accettino uno stage sulle banchine della Capitale. Del resto il ministro Lupi è già troppo impegnato a riflettere sui nuovi modelli di governance ipotizzati dai suoi consulenti, a dettare tempi e modi di una riforma legislativa fasulla, già seppellita nella lavanderia dei poteri consociativi. E’ già al secondo premier, ma tra una comparsata nel salotto di Bruno Vespa e un tour elettorale, Lupi non ha ancora trovato il tempo di imbarcarsi per Singapore e capire se e quante centinaia di milioni Psa potrebbe investire e a quali condizioni. Se è possibile una partnership sull’Aeroporto Cristoforo Colombo con colossi asiatici o russi. Se si possono cancellare subito le limitazioni imposte dal cono aereo che impediscono a Vte di acquistare le nuove gru. Bastava una telefonata a Enac. Non pervenuto. Ma nel frattempo Lupi consente al capo delle Ferrovie, Moretti, di sproloquiare allegramente sul Terzo valico. La sintesi politica? Ha ragione Grimaldi, la carta vincente è quella del presidente di Civitavecchia, Pasqualino Monti.
Da quelle parti il “corridoio” è un passaggio obbligato nei Palazzi del potere, altro che Genova- Rotterdam. Non ci si può stupire se le ambizioni surreali di uno sponsor renziano come il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, abbiano trovato incubatrice solo al ministero dei Trasporti. E se solo al ministero dei Trasporti può essere piazzato oggi un personaggio come Antonio Gentile. E’ come se tutti si arrendessero all’ineludibile, come se ogni possibile pensiero innovatore o progressista venisse ripudiato a prescindere.

L’unico elemento palpabile che caratterizza il dicastero, è il peso delle lobby saldamente insediate in Piazza della Croce Rossa. Espressione dei superburocrati professionisti che ora governano direttamente anche i porti, dell’ammiragliato sensibile al cambio di divisa e di stellette, di qualche anima di Confindustria, di Comunione e Liberazione e della Lega delle Cooperative. Un potente blocco di interessi vigila sugli inquilini del ministero, gli alleati e i cortigiani. Lavoro e impresa? Resta da vedere come si collocherà domani questa variabile sempre più impazzita.

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