Tifano per “Genny” gli ultrà della politica portuale italiana

NIENTE Daspo ma riverenze per gli Ultrà della politica portuale italiana che imperversano dalle curve del conservatorismo più becero e provinciale. Il loro obiettivo è fermare il gioco, sospendere la partita. E ci riescono benissimo. Più si avvicina il traguardo, più il dibattito sulla riforma della legge portuale si allontana dalla realtà dei traffici e del lavoro. E così il ministro Lupi chiama il time out, fermi tutti: non accetta un consociativismo spartitorio così spinto, ma è anche allarmato dalle rimostranze di Savona, Messina, Salerno, Trapani e delle altre Authority coinvolte nell’operazione-accorpamenti. Del resto l’accelerazione impressa dal premier Renzi alle fusioni tra Autorità portuali è il paradigma di un modo di procedere all’interno delle questioni burocratiche che la dice lunga sulla distanza che separa ormai la politica dall’economia. Si parla sempre di governance, mai delle cose da fare. Così si resta bloccati alle poltrone e al potere, mentre il mondo corre.

L’Antitrust americana ha dato il via libera all’alleanza fra le prime tre compagnie di linea container del mondo, che sulle rotte transatlantiche hanno inaugurato l’alleanza P3. Da luglio il mondo del trasporto marittimo non sarà più lo stesso. L’effetto combinato dell’entrata in servizio di portacontainer da 18.000 teu e della concentrazione di forze fra i consorzi armatoriali, mettono fuori mercato il nostro decrepito sistema. Con l’unica eccezione dei porti liguri, che si stanno attrezzando per rispondere concretamente alle esigenze del mercato, l’Italia che ha sempre disperso le risorse con inutili investimenti a pioggia, sarà messa all’angolo dal Nord Europa.

Il tempo delle scelte e degli accorpamenti è arrivato, ma rischia di rivelarsi ininfluente rispetto alle scelte già compiute dalle compagnie. Ma di questo non si discute, nessuna contrapposizione qualitativamente elevata, niente confronto sui contenuti, nessuna spinta innovativa. Solo banali e penose esternazioni a difesa dei rispettivi territori da parte di presidenti e politici sordi alle riforme ma ipersensibili alle prospettive locali e dei propri privilegi. I carbonari si riconoscono, si annusano, fanno squadra. La riforma dei porti è solo una telenovela a puntate che si arricchisce di nuovi gossip. Tra l’apatia del centrodestra e gli isterismi di una sinistra arroccata sulla conservazione e accessoriata di pilota automatico addestrato alla scuola dei kamikaze. Il ministro Lupi propone una riforma di governance basata su 4/5 Autorità europee.

Ma il senatore del Pd Marco Filippi, insediato in Commissione Trasporti, convince la vice di Renzi nel partito, Debora Serracchiani, a mediare su 14/15 ma soprattutto ad uno sforzo massimo di consociativismo. Prorogare cioè senza gara le concessioni ai terminalisti e allo stesso modo confermare il monopolio dei servizi tecnico nautici, che restano gestiti dalle Capitanerie. Si profila anche la spartizione delle presidenze dei molti porti oggi commissariati (la stragrande maggioranza al Pd e forse uno ad Alfano ed uno a Berlusconi). Nel nuovo testo, verrebbe cancellata perfino la regola che impone ad un candidato presidente la massima e comprovata competenza professionale. Quello capace, lo dice anche l’ammiraglio Angrisano in un convegno, dev’essere il segretario generale… Incontri riservati, trattative con gruppi ristretti, telefonate, cene, ricerca del compromesso.

L’attivissimo senatore Filippi non si fa mancare niente e si avvale singolarmente della consulenza degli esperti avvocati genovesi Sergio Maria Carbone e Francesco Munari. E’ stato Filippi a chiedere sostegno e consigli ai due professori, che già rappresentano privatamente i rimorchiatori e i piloti dei porti. Rimbalza tra le scrivanie ministeriali un parere pro veritate, firmato da Munari, a sostegno della proroga delle concessioni ai terminalisti. I temi sollevati dall’esponente del Pd in difesa di posizioni parziali non sono di poco conto, in quanto implicano regole europee in materia di concorrenza e appalti. Lo scontro che si consuma tra ministero dei Trasporti e Parlamento è duro, si gioca tra una visione fortemente riformatrice del sistema portuale e la difesa di rendite di posizione. Ad alzare la voce sono soprattutto i presidenti di Venezia e Genova, Costa e Merlo. La contrapposizione sui servizi tecnico nautici è feroce. A Filippi si oppone duramente Costa, che spinge perché questi servizi siano scelti dalle Autorità portuali. Divergenze anche sul ruolo che il ministro intenderebbe affidare all’Autorità dei Trasporti. Insomma, un gran guazzabuglio di pensieri, parole, tentate opere e molte omissioni. Lupi ne è spaventato e blocca tutto. Anche le telefonate.

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