Porti: caro Renzi, #siamo sereni ma non ci fidiamo

A NOME della ciurma di Pilotina, ho consegnato ad un ambasciatore questa lettera aperta destinata al premier.

“Signor Presidente Renzi
, a Genova affiora una crescente inquietudine sull’intervento che lei starebbe attuando, in materia di portualità, nel Decreto Sblocca Italia. E’ certamente vero che da tempo Genova, spesso terrorizzata dal valore della concorrenza, ha colpevolmente abdicato al ruolo di guida e leadership dello shipping, che nei secoli ha svolto maestosamente. Ma è altrettanto certo, Presidente, che le intelligenze e i talenti migliori, oltre a gran parte dell’industria marittima e trasportistica, sono localizzati a Genova. Oggi sotto la Lanterna emergono proposte esattamente opposte alle linee del suo intervento, che ci pare in antitesi con la sua proclamata propensione a competitività e merito. In breve. Se ci riesce sblocchi pure l’Italia, Presidente, ma risparmi ai porti una riforma mediocre e del tutto inutile, che consegnerebbe il futuro dell’economia marittima nelle mani della conservazione e dei soliti interessi politico territoriali, senza produrre benefici e prospettive di sviluppo.


Indignati per il moltiplicarsi di indecorose mediazioni al ribasso tra le varie anime del Pd – volte a garantire a politici vecchi e nuovi, in genere mediocri, inadeguati se non improponibili, gratificanti incarichi senza più nemmeno lo schermo della “comprovata professionalità” –, esasperati dall’assenza di provvedimenti concreti a sostegno della crescita dei traffici, dubbiosi sulla sua reale volontà di modernizzare, mondo del lavoro e imprese serie dello shipping sperano che tra le varie opzioni, lei alla fine scelga l’immobilismo. Cioè il male minore. Grottesco, paradossale. Con rispetto, Signor Presidente: quella “riformetta” non offre risposte ai traffici, mentre l’Europa punta invece sulle reti italiane. E’ solo il frutto di un compromesso tra il suo ministro dei Trasporti Lupi, la sua vice nel Pd Debora Serracchiani e il suo collega di partito Marco Filippi: finirà per tutelare interessi e intrecci della politica che strizza l’occhio alle imprese che campano di rendite di posizione. Insomma, non è il nuovo che ci si attende da un Governo che dice di voler cambiare in nome della competitività e del merito.

La governance è l’ultimo dei problemi reali.
Inutile intervenire per decreto con tagli di Authority o accorpamenti che non ridurrebbero i costi di un centesimo, se non esiste alcuna volontà di promuovere una politica dei trasporti vera come premessa per costruire nuove infrastrutture e per inseguire la crescita economica, presentandosi finalmente con un po’ di dignità alla Commissione europea. E’ davvero credibile l’affermazione del suo ministro, secondo cui tutti gli investimenti pubblici in infrastrutture non dovrebbero essere computati ai fini del calcolo del rapporto Debito/ Pil? E cioè anche quando non sia garantito l’equilibrio economico finanziario del progetto? I project bonds in Italia al massimo serviranno per costruire qualche autostrada. E poi, Presidente, pensa davvero che la Bei investa sui porti senza l’evidenza di precise alleanze di traffico che assicurino i volumi? I tedeschi non hanno l’anello al naso. Ma lei ha ancora la possibilità di spiazzare tutti, alzando il tiro nel segno della qualità. In attesa di una riforma complessiva, basterebbe per ora inserire qualche modifica nella legge esistente (la 84 del ‘94), per riavviare il motore del porti. Provi, Presidente Renzi, ad assicurare subito un coordinamento dei porti inclusi nella rete europea, ciascuno dei quali oggi va per conto suo: serve un piano della logistica vincolante, che scelga finalmente dove si fanno le infrastrutture strettamente necessarie per le reti europee e con quali alleanze di traffico.

E poi premi le imprese che si impegnano a creare basi vere in Italia, spostando volumi effettivi anche con opportuni accordi internazionali, che lei ha certamente la possibilità di promuovere con i governi tedesco, austriaco e svizzero. Offra incentivi: ad esempio nessuna tassa sull’insediamento di una multinazionale. Limiti l’impiego di risorse pubbliche allo stretto necessario: se i privati rischiano, oltre ad evitare la corruzione, si assicura l’equilibrio finanziario dell’opera. Altro passaggio urgente è seguire l’esempio francese, consentendo cioè l’uso dei beni pubblici per realizzare le reti che oggi non ci sono. Sotto questo aspetto è logica la proposta del presidente dell’Authority genovese, Merlo, di disporre del demanio portuale, a determinate condizioni, per realizzare il Terzo valico e le infrastrutture necessarie alla crescita. Coerente con il modello europeo è sicuramente l’idea lanciata dal governatore della Liguria, Burlando, e condivisa da amministratori, giuristi ed economisti: istituire una o al massimo due società di promozione (di traffico e finanziaria) delle infrastrutture di corridoio.

Lo vogliamo costruire, Presidente, almeno un porto davvero competitivo, che finanzia le proprie infrastrutture portuali e di corridoio con alleanze di traffico e con evoluti strumenti di finanza, senza la necessità di continue iniezioni di risorse pubbliche? Comprendiamo bene le sue difficoltà… Certo non è facile sottrarsi all’establishment del suo partito, a quella parte di Pd che non è ancora pronta alle sfide della competizione e dell’efficienza. Eppure lei ha dimostrato di non andare troppo per il sottile… Che cos’è: i porti non la coinvolgono? Pare incredibile che il suo governo non offra niente di più. Anzi, qualcosa di meno, se pensiamo alla soppressione dei requisiti finora necessari per ricoprire la carica di presidente di un’Autorità portuale. Incidere sulla politica dei trasporti e delle infrastrutture e cambiarla, è una delle opere più complesse. Servono coraggio, professionalità e, soprattutto, generosità. Con fiducia, Signor Presidente, Pilotina le rinnova gli auguri di buon lavoro”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: