Lavoro e pool dei portuali: dinamite sotto l’albero di Natale

Natale sotto l’albero, tra la tombola dello shipping e il Monopoli del porto. Rimbalzano i dadi sulla casella del lavoro: tre passi avanti, due a sinistra, rimani sempre bene in pista senza mai sfiorare il traguardo. Il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo, sembra soffrire di una mutazione genetica. Tanto è baldanzoso quando pianifica grandi opere di una futuribile rifondazione, quanto prudente se si tratta di cavalcare il modello di riorganizzazione del lavoro proposto dalle Compagnie di Genova e Savona. Tanto è esuberante nel ridisegnare waterfront e ribaltamenti con la matita di Renzo Piano, quanto è titubante di fronte alla prospettiva di frantumare uno schema per imporne un altro. Nei primi casi affronta spavaldo i veti incrociati che paralizzano da anni ogni scelta decisiva per lo sviluppo, nel secondo si rifugia al riparo delle norme europee e del pensiero unico dominante delle imprese che gestiscono i terminal. Eppure Merlo potrebbe lasciare un segno profondo del suo passaggio, trasformando con apposito decreto il mercato e le regole del lavoro e modellando giuridicamente il pool dei portuali proposto dalle Compagnie. Oro colato, di questi tempi. Alzare il livello qualitativo e quantitativo della manodopera specializzata e flessibile, dichiarandone la valenza di servizio di interesse economico generale, significa cancellare zone d’ombra, sancire diritti e doveri, agganciare il porto di Genova al sistema operativo del Nord Europa, svincolandolo dalle gabbie della contrattazione locale. Una piccola, immensa riforma. Possibile, anche per riaffermare il primato politico della Lanterna: esperti di diritto marittimo internazionale sostengono che l’Autorità portuale può legiferare in proposito, ha il potere di ordinanza per riscrivere le regole, nel rispetto del buon funzionamento del mercato. Ma Merlo prende tempo, mischia le carte, sembra quasi impaurito dalla possibilità di scrivere un pezzo di storia delle calate. Andrebbero consultati manuali di psicologia portuale. Perché questa è una stagione politica più che favorevole per una riforma genovese, per imprimere una svolta e lanciare un segnale forte a Roma con una carica dinamitarda, collocandosi al di là degli schieramenti e delle appartenenze, scavalcando le dinamiche del potere.

Oggi il ministero dei Trasporti è un’entità imbarazzante. C’è molto di peggio, oltre all’impreparazione e alla debolezza politica del titolare. Conservazione e consociazione oligarchica consociativismi territoriali si perpetuano all’infinito, cementati da nuove alleanze - come quella tra il senatore Pd Marco Filippi e la vice di Renzi, Debora Serracchiani – e da un asse strategico tra Civitavecchia (Pasqualino Monti) e Trieste (Marina Monassi). Sono imbarazzanti le strutture ministeriali, devastate da giochi di potere, relazioni trasversali, guerre interne fra direttori, capi di gabinetto, varie Authority di cui non si comprendono più utilità e competenze. Crocevia di gente alla ricerca di gratificazioni, che non coincidono esattamente con il pubblico interesse. Questo ministero ha le mani su tutto e vuole coordinare tutto. Pensieri, parole e opere. Grottesco che la riforma legislativa dei porti sia stata affidata dal ministro Lupi a un comitato che mescola inadeguatezza e conflitti di interesse. Se Renzi continua a disinteressarsi colpevolmente di un segmento economico e sociale così importante come porti e shipping, c’è chi continua a coltivare con inesausta passione i propri privilegi corporativi, badando bene che il mondo esterno non penetri nelle stanze, rovinandone la festa. Chi vuole i traffici davvero e chi protegge questo o quel piccolo orticello di amici? Trionfano le relazioni personali e non è certo un caso che Civitavecchia, che non è porto europeo, venga salvata. Serve a niente fare una nuova legge se prima non si riforma il ministero dei Trasporti. Le imprese migliori devono crescere, quelle che non meritano di esistere o che esistono solo in virtù di amicizie possono fallire. Non è pensabile continuare a penalizzare chi porta traffici e lavoro. Merlo e Palazzo San Giorgio temono la resa dei conti con questo sistema malato? Sarebbe paradossale. Auguri comunque, al presidente e soprattutto ai portuali. E dalla nostra ciurma di Pilotina, un pensiero particolare deve andare a quei marinai che sono in giro per il mondo a Natale e Capodanno e che passano l’80% della loro vita lontani dalle famiglie e dagli amici, in balia del mare e oggi anche dei pirati di ogni risma e bandiera.

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