Ligurian Ports, il “Gratta&Vinci” nelle mani di Toti

Finito in croce con il suo brand un po’ sbiadito, questa volta il porto di Genova rischia di non risuscitare. Ma se la politica è ancora l’arte del possibile, Giovanni Toti ha l’occasione più unica che rara di confezionare un abito su misura per il sistema portuale ligure, un corredo da tramandare prezioso da custodire. E anche una museruola per trasformisti e trafficanti di compromessi che, come da tradizione, insidiano dalla prima ora il nuovo governatore. La prima opportunità è una risposta consapevole alla disperata richiesta di cambiamento radicale. E cioè interrompere il declino, offrire ospitalità alle imprese che si insediano, attraverso opportuni elementi di fiscalità e servizi efficienti per premiare chi localizza nuove basi logistiche. Spezzare dunque la catena delle relazioni al ribasso con operatori e politici amici e con i professionisti dell’inadeguatezza. La seconda opportunità è l’opposizione ferma e motivata al bizzarro sistema portuale ipotizzato dal ministro Delrio, un esercizio conservatore che respinge le indicazioni europee, ribalta i concetti di efficienza, annulla i traffici della Pianura Padana, di Monaco e del centro Europa per puntare su Tunisi e Algeri. Per molto meno, lo scorso settembre il premier Renzi, a poche ore dall’approvazione dello Sblocca Italia, non ha esitato giustamente a far saltare un provvedimento analogo ma certo più consistente presentato da Lupi. Alimentare altre ipocrisie è controproducente: gli apprendisti stregoni del ministero dei Trasporti vanno presi a pedate

La terza opportunità, è un segnale forte di discontinuità. Cioè un disegno di espansione dei traffici e delle infrastrutture (Terzo valico, diga portuale, gronda, completamento del sistema autostradale, accessi ferroviari), al cui interno i porti liguri non costituiscono un enclave autoreferenziale, ma la base di una rete integrata con Piemonte, Lombardia, Svizzera e Baviera sulle linee del Loetschberg e del Gottardo. Con l’obiettivo di chiudere intese internazionali con grandi gruppi pronti a scommettere sulle potenzialità del corridoio Reno-Alpi anche nella sua parte a sud. Forse c’è una probabilità su cento che il presidente Toti coltivi la passione per alzare il livello della sfida. Già glielo sconsigliano i cultori della conservazione e del consociativismo che lo corteggiano. Del resto, più una città e una regione sono subalterne e isolate, meglio si possono controllare. Ma se le prospettive restano legate alle rendite, anche Toti ne uscirà presto ammaccato. La sua unica chance è ragionare con la testa e col cuore.


Sottrarsi ai condizionamenti creando le condizioni per gli investimenti stranieri, aiutando le imprese che portano traffico, sostenendo la trasformazione del mondo del lavoro e cancellando conflitti di interessi. Un suo predecessore dello stesso partito, Sandro Biasotti, aveva stoppato lo sviluppo a Ponente del terminal di Voltri, per compiacere i comitati del no. Con il risultato che Burlando ha poi benedetto la realizzazione della piattaforma di Vado. Follie. Invertire la rotta significa anche elaborare una strategia di rilancio del porto e dell’economia della città da concordare con le altre regioni del Nord Ovest. Figlia di questa pianificazione è anche la prossima nomina del presidente dell’Autorità portuale genovese. Il blocco granitico del potere locale non se ne laverà le mani. Trasformando in grasso che cola l’accanimento astioso e rancoroso verso il porto, lo shipping, l’industria marittima e le poche aziende che ancora producono occupazione e redditi. Un attacco scientifico, meticoloso, mediatico, trasversale. Tocca al nuovo governatore dimostrare subito che ha vinto con merito, non solo per il rifiuto della controparte.

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