Assoporti & Delrio snc, autopremiata ditta di esequie

Tutti insieme, appassionatamente. Il ministro dei Trasporti Delrio che nel suo Piano della Logistica si arrende al Nord Europa, ritiene inutili infrastrutture come il Terzo valico, rinuncia all’efficienza come valore che regge mercato e investimenti e contemporaneamente mette 700 milioni sui porti del Sud strafalliti e inutili. E Pasqualino Monti con gli altri inossidabili presidenti di Authority, quasi tutti già ribattezzati commissari dallo stesso ministro: proni e sottomessi alla consolidata politica di periferia per difendere poltrone e stipendi e un futuro per loro sempre meno incerto grazie al raddoppio degli incarichi previsto con i distretti portuali. Conformisti e imploranti in una visione del mondo che annulla il senso dell’indignazione e del pudore. Tutti insieme, compresi ospiti e amici che sperano di entrare nel cerchio magico e operatori pronti a sponsorizzare chi garantisca interessi e tornaconto. Per celebrare la modesta portualità italiana, fatta di barriere al business, di protezioni, lobby, consociativismo e ritardi. Che sfacciatamente prova perfino a indirizzare la scelta del futuro presidente del porto di Genova: un po’ di centro sinistra e un po’ di destra, ma forse anche un po’ no… un po’ Merlo o meglio un mix con Pasqualino. ..

Flash sulla più spregiudicata delle assemblee di Assoporti che la memoria ricordi. E anche la più inutile di sempre. Grazie a un emendamento del fidato deputato Ernesto Carbone alla legge Madia sulla Pubblica amministrazione, Matteo Renzi ha tagliato fuori Parlamento, ministro e presidenti di Authority e si è già garantita la decisione finale sulla riforma portuale. Le nuove regole le scriverà direttamente il premier, che non si fida e che le Autorità portuali le chiuderebbe tutte. E che per la seconda volta – era già accaduto con Lupi e Serracchiani ai tempi dello Sblocca Italia – usa il potere di veto e si appropria delle scelte. Sempre che un giorno o l’altro decida di inserirle nella sua agenda. Del resto, questa Italia dei porti appiattita sul niente continua a sfornare ministri inadeguati, mediocri funzionari, modesti imprenditori. E Assoporti è la sintesi perfetta della decrescita. Derubricati dal dibattito i temi caldi legati allo sviluppo dei traffici, al peso dell’arco ligure, agli investimenti sulle infrastrutture e al lavoro, Monti e i suoi colleghi presidenti-commissari discutono all’infinito di governance e non di governo, cioè di chi vuole avere il potere e non di che cosa bisognerebbe fare per crescere sui mercati. Se l’Unione Europea le risorse le mette sulle autostrade del mare, sul collegamento fluviale del Po, sulla Lione-Torino, su Venezia, sul Sud e non sul Terzo Valico, è perché i porti italiani non sono considerati controparte credibile. Assoporti ha tradito la sua missione perché rema sistematicamente contro il bene comune. Chi davvero decide a Bruxelles sulle priorità delle opere italiane sono nell’ordine Ministero, Ferrovie, Rina, Grimaldi di Napoli, pochissime Regioni. Oltre al veneziano Paolo Costa, evidentemente.

Sarà interessante capire se Delrio, contrabbandando per virtuosi toccasana gli interventi a pioggia su territori portuali già espulsi dal mercato, insisterà sui concetti fondamentali contenuti nel suo Piano per la Logistica: “La piattaforma protesa nel Mediterraneo…”, “Più porti ci sono meglio è!”, “La politica nei porti è inevitabile”. La pochezza delle persone è disarmante, ad ogni livello è devastante la mancanza di professionalità, di dignità e di etica pubblica. Pessimo anche il segnale che arriva delle imprese. Nessun accenno di riflessione su questa masochistica proposta di riforma, al contrario tutti gareggiano per sfruttare il Piano e girarlo dalla loro parte: un po’ più autostrade del mare e Mezzogiorno e un po’ meno contenitori, più traghetti e general cargo e meno servizi tecnico nautici. Guerra alle portacontainer da 20.000 teu: come se l’Italietta dei porti, dove qualità e innovazione sono solo un handicap, fosse in grado di dire la sua.

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