Ci vuole un tecnico bestiale contro i ricettatori di speranza

We are Genoa, Genova siamo noi! I ricettatori di speranze emettono la sentenza prima di affidarsi alle cure dello skipper e del maggiordomo di bordo. Veleggiano già lontani dalla costa: per loro solo Vodka Martini mescolato, thanks! Sanno bene che a rendere esecutivo il verdetto che inchioda le ennesime velleità di modernizzazione, ci pensano da oggi i camerieri distribuiti nei posti che contano: i salotti della borghesia mercantile, le banche, la Curia, la Camera di Commercio, le redazioni dei giornali, il Comune e la Regione, le associazioni di categoria, il sindacato.

C’era una volta Genova.

Una gloriosa nave da guerra trainata ingloriosamente alla demolizione dai pasciuti benestanti che continuano allegramente a farsi gli affari propri. L’egoismo becero della conservazione e del corporativismo, un arcobaleno che da tempo azzera divisioni sociali e cementa il Ponente con il Levante. Naturalmente sono necessarie una forte propensione al ridicolo e una spiccata convinzione di immunità se – in una situazione in cui le uniche certezze risultano disoccupazione e degrado – l’arrogante club dei barcaioli (Yci, Elpis, Lega Navale e Unione dilettanti Pesca) ricorre alla magistratura per non traslocare e quindi impedire la realizzazione del BluePrint di Renzo Piano e la trasformazione delle riparazioni navali, non riconoscendo la scadenza naturale delle loro concessioni al prossimo 31 dicembre. E’ l’epilogo indecente dell’annoso conflitto a tutto campo tra le lobby dei benpensanti che a loro uso e consumo boicottano ogni tentativo di sviluppo del porto e della città e i pochi visionari che ancora puntano su Genova come capitale dello shipping. E’ vero. Ci vuole un tecnico speciale per restituire centralità internazionale al porto di Genova, ostaggio in mano ai poteri della conservazione sociale e del consociativismo imprenditoriale. Ci vuole un tecnico bestiale per sottrarlo alle spartizioni della politica, ai tentativi di restaurazione e ai quotidiani deliri. Savona si gioca la partita della vita e ovviamente si ribella all’annessione a Genova e a chi vorrebbe ficcare il naso negli affari suoi. E mentre l’assessore leghista Rixi propone un’impossibile Authority regionale come regola d’ingaggio, il governatore Toti contesta l’accorpamento dei due porti. Intanto il ministro Delrio sfoglia la margherita di una riforma che sembra destinata a raddoppiare strutture pubbliche e stipendi ai vertici. Merlo si dimette ma resta, in attesa di un commissario che sancirà la disfatta del territorio (Regione e Comune), incapace di esprimere una proposta credibile di sviluppo e una nuova classe dirigente. In questo gioco al massacro, in Regione lasciano intendere che Forcieri (La Spezia) non disdegnerebbe i super poteri attribuiti al distretto previsto dalla nuova legge: in caso di un accordo con il Pd, il centro destra piazzerebbe uomini fidati (tra cui Davide Santini, segretario dell’Ap spezzina) alla direzione dei tre porti liguri. Ma anche Miazza (Savona), oltre a qualche ammiraglio e burocrate, sarebbe in pole position per conquistare il timone. E per depistare, il centro destra fa trapelare la candidatura di Signorini, appena nominato direttore della Regione, cui il ministro Delrio non aveva rinnovato l’incarico perché era tra i più stretti collaboratori di Incalza.

Trame avvilenti.

Il trimestre bianco trasformato in paravento dietro il quale la politica nasconderà inadeguatezza e disinteresse per il bene comune. Nel frattempo si agitano molto portuali e terminalisti: lavoro e business appesi al filo degli umori di Palazzo. Ma se il porto di Genova non è meno importante di Anas o Rfi, è evidente che merita il massimo, non mediocri compromessi. Il successore di Merlo dovrà battersi per poter gestire l’Authority come un’azienda, che è esattamente il contrario di quel che vuole il Ministero. Dovrà integrare le infrastrutture di corridoio, risolvere i problemi del personale e delle Compagnie, intervenire sulle concessioni, sancire alleanze con i traffici internazionali. Un tecnico? E’ la foglia di fico dietro cui si nasconde la politica quando non sa cavarsi dai pasticci, salvo poi puntare su mestieranti amici. Del resto gli alibi sono dietro l’angolo: l’Università di Genova non è più un polo di eccellenza da cui attingere. Una considerazione amara per una Università che resta fra le prime al mondo nel settore dell’ingegneria navale, ma che sembra aver perso smalto e slancio nella cultura dell’economia e dei trasporti. E così la riserva di competenza e di intelligenza è rimasta ai margini, chiusa nel suo mondo. Ma non è impossibile scavalcare la cortina fumogena dei gossip per individuare possibili candidature che potrebbero finire appuntate sull’agenda del potere. Nomi forti? Ad esempio Alessandro Profumo (ex Unicredit) o Giovanni Gorno Tempini (ex Cdp). Presidenti di Autorità portuali? Il veneziano Paolo Costa o il genovese Franco Mariani. O ancora un altro tecnico genovese: Mario Sommariva, segretario dell’Ap di Trieste. Protagonisti dello shipping? Un nome su tutti, quello di Alfonso Lavarello, fornito di una competenza globale che dalle navi lambisce porti, commercio e finanza. Puntare sui professionisti più o meno giovani avrebbe certamente il sapore della svolta. Ma esistono? Chi sono? In fondo basta cercare, come ha fatto Il Secolo XIX. Qualche esempio tra centinaia? L’avvocato Davide Maresca o Silvia di Lillo dell’Università di Trieste. Paolo Alemanni, genovese impegnato con successo nei settori dei trasporti, della logistica e delle spedizioni in Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi e Stati Uniti. Rosangela Radaelli, cinquantenne manager genovese che ha fatto la gavetta nel trasporto contenitori, lavorando poi in Italia e all’estero in tutti i segmenti della logistica, delle spedizioni internazionali e dei terminal portuali, con incarichi dirigenziali di vertice. Pietro Spirito, napoletano, attuale presidente dell’Interporto di Bologna, con competenze che vanno dall’analisi economica dei processi industriali alla gestione operativa di progetti e attività complesse di trasporto di merci e di persone. Insomma, candidati plausibili. L’ultima speranza è che Delrio bandisca un concorso.

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