Le mani della Cupola sulla bisca nei porti “riformati”

All’inizio sembra una rappresentazione grottesca, alla fine appare come una tragedia del potere. Quale misteriosa Cupola governa l’oscuro caos che alimenta i porti, trasformati in bische da rischiatutto? Se ricacci sul fondo ciò che ti risale dallo stomaco, qualcosa capisci. Per esempio, che lo schieramento progressista si candida inverosimilmente al ruolo di becchino della prima piazza nazionale dello shipping. Missione suicida e vomitevole. Accompagnata da trovate demenziali, da slogan da manicomio e scemenze orrende. Bugie spacciate da incredibili facce di latta. Scopriremo a chi intendono consegnare le spoglie dopo la battuta di caccia: finanzieri, banchieri, speculatori, agenzie del lavoro, immobiliaristi centrifugati nel cocktail della conservazione?

Intanto… Uno zuccherino per Genova: 15 milioncini che serviranno a malapena per fare la punta alle matite di Renzo Piano. E poi, pescando a caso, 25 milioni del Cipe per il centro storico di Alessandria, 50 milioni a Trieste, 250 iniettati nel defunto terminal container di Taranto, altri robusti sostegni concessi al sempre più marginale hub di transhipment di Gioia Tauro. E’ irritante e disgustoso che la cattiva amministrazione territoriale si trasformi in alibi per un governo centrale che non riesce neppure a riaprire un senso di marcia sull’Aurelia. Il mondo dello shipping globale vola, si evolve e si trasforma, ogni giorno si combattono nuove battaglie a colpi di aggregazioni per conquistare posizioni sui mercati. Ma questo governo ostaggio di interessi di parte, di nuovi baluardi innalzati per chiudersi dentro, orfano di idee, continua ad aggrapparsi alla marginalità, alle inadeguatezze e al consociativismo genovese per giustificare inadempienze e fallimento della pianificazione centrale. Nei porti militarizzati dall’ammiragliato non si batte più chiodo. Il modello vincente è quella parte del Paese portuale che non chiede cultura e innovazione, non sollecita cambiamento per le sfide, non pretende nuovi traffici ma solo la mediocrità e la solidarietà di chi è amico e suddito. E quindi funzionale agli affari di pochi. Burocrazia e ambigui tecnicismi lasciano i concessionari dei terminal nel guado. Polverizzati gli ombrelli di protezione che garantivano continuità al mondo del lavoro e ai portuali. La riforma che il ministro dei Trasporti, Delrio, porta in tour per la Penisola cantando le lodi della nuova frontiera è un bluff, è solo una rivisitazione della governance delle Authority. Limitata, modesta, controproducente, destinata a triplicare stipendi e competenze.

Ci volevano i siluri del Consiglio di Stato per ammutolire un pochino i cortigiani che ormai rappresentano le categorie imprenditoriali. Il demone dell’ambizione che stravolge il senso del bene comune tra le nuove leve del Pd e il suicidio con cui il centrosinistra ha politicamente legittimato l’affermazione dell’incompetenza come regola di governo al ministero dei Trasporti, non hanno ancora il sapore della resa definitiva. Inizia, infatti, l’ultimo conto alla rovescia: c’è solo da calcolare quanto tempo impiegherà Roma per distruggere la fisionomia mercantile di Genova e della Liguria, in nome del consociativismo e dei soldi da spartire tra i pochi che comunque garantiscono una desolante “decrescita felice”.

Rullano i tamburi, ma il rischio dell’esclusione ha la potenza di un bombardamento a tappeto. Ne sanno qualcosa perfino in California, dopo l’annuncio che la compagnia francese Cma-Cgm sospenderà i viaggi delle sue navi da 18.000 teu fra l’Asia e i porti della costa ovest a causa della inadeguatezza delle strutture portuali di Los Angeles, Oakland e Seattle. Il primo viaggio dell’ammiraglia della flotta, la “Benjamin Franklin”, lunga 398 metri, era stato salutato due mesi fa come una svolta per i porti californiani, che si rivelano impreparati al gigantismo navale. Da Marsiglia avevano annunciato che la “Franklin” sarebbe stata affiancata nel servizio da altre cinque unità gemelle. Ma dopo soli tre mesi il progetto è stato abbandonato, con ricadute sul mercato tutte la verificare.

Intanto in Svizzera si sta allestendo la grande kermesse per l’inaugurazione del tunnel del San Gottardo. Fra tre sole settimane, Alptransit San Gottardo consegnerà la galleria alle FFS. Ci saranno premier e ministri dei Paesi affacciati sul tragitto del corridoio merci Rotterdam - Genova. Due treni, uno da nord e uno da sud, inaugureranno la galleria più lunga del mondo. Chissà se quel giorno anche Delrio comprenderà quanto concretamente i nostri porti rischiano di perdere ulteriori quote di traffico a favore del Nord Europa, grazie alla nuova ed efficiente porta spalancata sui mercati più ricchi e appetibili. Mentre i suoi distretti non valgono un videogioco.

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