Marshall e Solomon: sulle emissioni tassa fissa per le navi

I due governi infatti hanno deciso di stabilire una tassa universale e obbligatoria legata alle emissioni di gas serra che prevede un prezzo d’entrata di 100 dollari per tonnellata di anidride carbonica per tutte le navi che faranno ingresso nei Paesi.

Il Canale di Panama

La decarbonizzazione diventa sempre più un obiettivo globale e condiviso. Fermi restando gli obiettivi imposti dall’Organizzazione marittima internazionale, (International Maritime Organization, Imo) perché i risultati possano raggiungere livelli di significativa rilevanza è importante che le azioni vengano condivise e attivate a livello nazionale ma anche regionale e locale. Le Isole Marshall e le Isole Solomon, a questo proposito, si pongono in prima linea verso la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e l’azzeramento delle emissioni, decidendo di mettere a punto una proposta dirompente.

I due governi infatti hanno deciso di stabilire una tassa universale e obbligatoria legata alle emissioni di gas serra che prevede un prezzo d’entrata di 100 dollari per tonnellata di anidride carbonica per tutte le navi che faranno ingresso nei Paesi. Una misura che si inserisce in un contesto globale orientato nella stessa direzione: nelle scorse settimane è stata presentata una proposta per azioni di ricerca e sviluppo mirata alla decarbonizzazione per un valore complessivo di cinque miliardi di dollari.

L’iniziativa è stata portata avanti da nove associazioni dell’industria marittima globale e fatta propria dai membri dell’Imo, inclusi Giappone e Singapore. Proprio in questa cornice agiscono i due Paesi: «In considerazione del continuo aumento del livello delle emissioni di gas serra, riconosciamo che il settore dello shipping internazionale deve obbligatoriamente farsi carico della propria parte di responsabilità per la quota di emissioni prodotte con le proprie attività. Le attuali misure al vaglio del Marine Environment Protection Committee (Mepc) risultano inadeguate per allineare il settore dello shipping sulla traiettoria richiesta dagli Accordi di Parigi per limitare l’aumento delle temperature (pari a 1,5 gradi Celsius). La nostra proposta muove da questa considerazione ed è mirata al raggiungimento di questi obiettivi - commenta l’ambasciatore delle Isole Marshall alle Fiji, Albon Ishoda -. Grazie alla nostra proposta le tecnologie e i carburanti del cosiddetto shipping decarbonizzato potrebbero risultare molto più competitive sotto il profilo dei costi rispetto ai sistemi tradizionali attualmente utilizzati dalla maggior parte degli armatori e operatori».

La gran parte dei fondi ricavati dalla nuova tassa aiuterebbe i Paesi più vulnerabili sotto il profilo climatico a mettersi in linea con le misure di adattamento e di mitigazione dei rischi che si rendono assolutamente necessarie.


Un’altra parte dei fondi sarebbe destinata alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie, oltre che di carburanti alternativi, che verrebbero gestiti sotto mandato della stessa Imo.
L’Organizzazione sostiene tutte le iniziative volte a raggiungere gli obiettivi condivisi di decarbonizzazione, in particolare tutte quelle misure a breve e medio termine che possono permettere di appianare le diseguaglianze e gli squilibri che possono determinarsi tra realtà più sviluppate, quale ad esempio l’Unione europea, e i Paesi più svantaggiati.
La proposta messa a punto dalle Isole Marshall e dalle Isole Solomon non è unica nel suo genere. A livello globale infatti si rilevano altre iniziative di tassazione legate all’obiettivo della decarbonizzazione: Trafigura, società multinazionale di Singapore specializzata nel commercio delle materie prime, ha proposto un sistema di autofinanziamento che prevede un’imposta sull’utilizzo dei carburanti che producono emissioni ad alta intensità e un correlato sussidio dedicato a chi, invece, utilizza carburanti che generano un basso livello di emissioni di CO2.

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