Dalla ricerca inglese il carburante verde prodotto dalla plastica

Allo stato attuale Clean Planet riferisce che due ecoPlant sono già in fase di costruzione e che altri quattro sono in corso di sviluppo

di Elisa Gosti

Londra - Diminuire l’impatto delle emissioni di anidride carbonica prodotte dal settore marittimo, rimpiazzare i carburanti fossili e avviare nuove modalità di generazione energetica.
La ricerca di nuove tecniche per la produzione di energia e per l’alimentazione delle navi è tra le priorità del settore marittimo: una necessità imposta dalle nuove regolamentazioni dettate dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo, il braccio marittimo delle Nazioni unite) per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici e ambientali prefissati, e allo stesso tempo, un target a cui l’industria dei trasporti marittimi non può sottrarsi, per assicurare al settore uno sviluppo sostenibile sotto tutti i profili.

Raggiungere gli obiettivi citati è quanto si propone di fare Clean Planet Energy, azienda con sede nel Regno Unito e specializzata nella produzione di carburanti marini, che ha recentemente presentato i dettagli relativi a due nuovi carburanti innovativi e ultra-puliti, utilizzabili da ogni tipo di nave.

I prodotti vengono realizzati con il marchio di Clean Planet Oceans, e secondo quanto dichiarato dall’azienda, forniscono una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre il 75%, abbattendo in modo significativo anche le emissioni di zolfo rispetto alle ultime e più severe restrizioni imposte dall’International Maritime Organization.
I carburanti Clean Planet Oceans includono un prodotto da serbatoio per navi ultra-pulite che rispetta i parametri Iso 8712 2017 e un carburante distillato in linea con le specifiche del gasolio En15940: «Gli agenti inquinanti come lo zolfo vengono misurati in Ppm, ovvero particelle per milioni - spiega Andrew Odjo, direttore tecnico di Clean Planet Energy -. Secondo quanto stabilito dalla regolamentazione Imo 2020, una nave con torri di lavaggio installate a bordo può emettere 35 mila Ppm di zolfo in mare bruciando carburante fossile marino, mentre un’unità non dotata di scrubber può emettere 5000 Ppm di zolfo nell’aria».


Per contro, i carburanti residuali e i prodotti distillati hanno rispettivamente un contenuto di zolfo pari a 35 Ppm e tre Ppm: «Tutto questo significa che le navi che utilizzano i carburanti distillati Clean Planet Ocean possono ridurre l’inquinamento da zolfo di oltre 1500 volte rispetto a quelle che utilizzano carburanti fossili senza essere dotate di scrubber e di oltre 10 mila volte rispetto a quelle dotate di scrubber» specifica Odjo.
I nuovi carburanti ultra-puliti verranno prodotti presso gli eco-impianti dell’azienda, utilizzando come materia prima rifiuti di plastica non riciclabile, quindi rimuovendo scarti che diversamente sarebbero destinati all’inceneritore, alla discarica o agli oceani.

Allo stato attuale Clean Planet riferisce che due ecoPlant sono già in fase di costruzione e che altri quattro sono in corso di sviluppo. L’obiettivo dell’azienda è costruire ecoPlant per riuscire a processare oltre un milione di tonnellate di rifiuti plastici all’anno.

L’implementazione di questa nuova tecnologia non solo permetterebbe di ridurre il livello delle emissioni prodotte dalle navi con immediate e positive conseguenze sull’inquinamento atmosferico, ma allo stesso tempo consentirebbe di agire anche su un’altra sfida chiave, sempre legata all’economia blu: la preoccupante presenza di plastiche negli oceani, con danni ingenti per l’ecosistema.
Secondo uno studio realizzato e diffuso dalla Davidson School of Chemical Engineering della statunitense Purdue University infatti, il 12% delle 8,3 miliardi di tonnellate di plastica prodotte negli ultimi 65 anni è stato incenerito e solo il 9% riciclato. La parte restante, pari quindi al 79%, risulta dispersa nell’ambiente, in terra e in mare.

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