Corpo nel trolley, il Dna dirà se è quello di Xing

Genova - Se quello rannicchiato dentro la valigia trovata sabato mattina nelle acque del porto di Rimini sia realmente il cadavere di Xing Lei Li - la donna di 36 anni di origine cinese scomparsa durante una crociera nel Mediterraneo che ha toccato anche Genova - lo potrà stabilire solamente l’esame del Dna

di Tommaso Fregatti

Genova - Se quello rannicchiato dentro la valigia trovata sabato mattina nelle acque del porto di Rimini sia realmente il cadavere di Xing Lei Li - la donna di 36 anni di origine cinese scomparsa durante una crociera nel Mediterraneo che ha toccato anche Genova - lo potrà stabilire solamente l’esame del Dna.

L’accertamento biologico sarà eseguito questa mattina all’istituto di medicina legale della città romagnola: «Il risultato - spiega il procuratore capo di Rimini Paolo Giovagnoli - sarà confrontato con i reperti che hanno i colleghi romani e solo allora potremo avere una risposta più precisa».

In queste ore infatti dovrebbero arrivare in Emilia-Romagna le carte dell’inchiesta condotta dai colleghi di Roma. E che vedono come unico sospettato il marito, Daniel Belling, tecnico informatico irlandese della Apple di 45 anni che dal 20 febbraio scorso si trova in carcere a Regina Coeli. L’uomo è accusato di omicidio volontario. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti avrebbe ucciso la moglie soffocandola durante la crociera - con loro c’erano anche i due figli attualmente affidati ad una comunità - quindi l’avrebbe rinchiusa in una valigia e gettata in mare. Per questo la Procura di Rimini dopo il ritrovamento di una donna asiatica all’interno di un trolley in porto ha immediatamente collegato i fatti. Mettendosi subito in contatto con i colleghi romani che seguono quel caso. E però c’è qualcosa che non torna. E fa pensare che il corpo nella valigia non sia quello di Xing Lei Li. «L’altezza -spiega Giovagnoli - non coincide. Il nostro corpo è alto circa 1,70 mentre quello della cinese, a quanto mi dicono è più basso di almeno 20 centimetri». E poi il punto dove la donna sarebbe stata gettata in mare secondo la polizia, Katakolon in Grecia, dista quasi 1.500 chilometri da Rimini. È possibile che il corpo abbia viaggiato in balia delle correnti per una distanza del genere in poco meno di un mese? «A quanto consta ad un nostro esperto - prosegue il procuratore -è impossibile. Comunque già a partire da oggi potremo rispondere a molte di queste domande». Intanto il marito della donna continua a dichiarare le sua innocenza: «Non può essere il corpo di Xing Lei Li perché non l’ho uccisa io - ha spiegato ieri l’irlandese tramite il suo avvocato difensore Luigi Conti - mia moglie è scesa in Grecia e sta bene. Non capisco perché nessuno la cerchi. Sono al centro di un errore giudiziario ma sono sicuro che la verità alla fine verrà a galla»

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