Incidenti a Genova, navi e ditte esterne nel mirino

Genova - L’incidenza e la frequenza degli infortuni nel porto di Genova sono calati nel 2016 per il settimo anno consecutivo. Lo rivelano gli ultimi dati della Asl 3 ligure, che però avverte che al computo sfuggono due categorie importanti di lavoratori: i marittimi e i trasportatori di ditte esterne

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di A. G.

Genova - L’incidenza e la frequenza degli infortuni nel porto di Genova sono calati nel 2016 per il settimo anno consecutivo. Lo rivelano gli ultimi dati della Asl 3 ligure, che però avverte che al computo sfuggono due categorie importanti di lavoratori: i marittimi e i trasportatori di ditte esterne.

Proprio queste due categorie, come nota il responsabile porto dell’Asl, Giulio Andrea Tozzi, sono state vittime degli ultimi due incidenti mortali nello scalo, un nostromo nel 2016 e un autotrasportatore nel 2018. Il numero assoluto degli infortuni è calato di 25 unità, da 215 del 2015 a 190 del 2016.

Sono stati inoltre calcolati gli indici di frequenza (infortuni su 100 mila ore lavorate) e di incidenza (infortuni ogni 100 operai), sia differenziate fra lavoratori interinali (Compagnie portuali e Intempo) e dipendenti delle imprese portuali, sia per la totalità del comparto.

L’indice di incidenza si è fortemente ridotto negli anni, passando da un valore medio di 37,5 del quadriennio 1999/2002 al valore 18,0 del triennio 2009/2011, per scendere ancora fino a 9,0 nel periodo 2014/2016, quindi un valore di meno di un quarto rispetto al primo quadriennio considerato. Anche l’indice di frequenza è diminuito in modo rilevante, da 22,0 nel primo dei trienni considerati al 6,4 dell’ultimo. È stato poi calcolato l’indice di gravità semplificato, cioè i giorni di infortunio ogni mille ore lavorate, passato negli stessi periodi da 4,0 a 1,5.

La Asl avverte però che quest’ultimo dato è sottostimato, perché non comprende il contributo al calcolo dell’indice della percentuale di inabilità permanente riconosciuta agli infortunati. La durata media degli infortuni negli ultimi tre anni è leggermente aumentata, passando del 2014 a 24,4 del 2016. I dati mostrano che continua a esistere una differenza nella percentuale di infortuni fra lavoratori a chiamata e i dipendenti delle imprese che effettuano operazioni portuali. È maggiormente rischioso il lavoro svolto delle Compagnie portuali, anche se la situazione sta migliorando.

La Asl auspica comunque un ulteriore miglioramento dei dati e annuncia un’azione informativa presso i terminal e, se necessario, un’attività ispettiva verso le imprese con gli indici più elevati.

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