Caos dogane dopo la Brexit, May prova la mediazione

Londra - Theresa May prova a sparigliare la sua litigiosa cabina di regia governativa, il consiglio ristretto di gabinetto, sulla questione negoziale riguardante la Brexit.

Londra - Theresa May prova a sparigliare la sua litigiosa cabina di regia governativa, il consiglio ristretto di gabinetto, sulla questione negoziale riguardante la Brexit che in queste settimane sta dividendo i ministri di punta dell’esecutivo Tory britannico in rigide fazioni contrapposte: la questione dei futuri rapporti doganali con Bruxelles.
Esclusa ripetutamente l’opzione di restare nell’unione doganale - invocata dall’opposizione laburista e da un voto (non vincolante) della Camera dei Lord - la premier mantiene sul tavolo due alternative: quella di una nuova “partnership doganale” con l’Ue, sostenuta dai “moderati” capeggiati dal cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, ma bollata come «una pazzia» dal ministro degli Esteri Boris Johnson; e quella del cosiddetto modello “max-fac”, con l’introduzione di tecnologie avanzate che si limiterebbero ad alleggerire controlli e tempi di attesa al confine fra Irlanda e Irlanda del Nord, unica compatibile con una “vera Brexit” secondo gli euroscettici guidati dallo stesso Johnson. Solo che May ha scelto due gruppi di lavoro incrociati per approfondirle: con un trio a maggioranza di colombe a verificare l’ipotesi gradita ai falchi e viceversa. Un modo per garantire ancora alla premier il ruolo di mediatrice e darle il tempo di cercare un accordo condiviso. Ma che di fatto, notano i media, certifica la spaccatura interna e i rischi persistenti di tenuta della compagine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: