Navi e inquinamento, ridurre la velocità è davvero la soluzione? / ANALISI

Genova - L’Imo (International maritime organization) ha già programmato per la prossima settimana un incontro per valutare il peso di questa misura.

di Simione Gallotti

Genova - L’elogio della lentezza torna di moda anche nello shipping. L’industria sta combattendo una dura battaglia per ridurre le emissioni, accelerata dalle norme che entro un paio di anni obbligheranno gli armatori all’utilizzo di carburante a basso contenuto di zolfo e sostenuta dalla necessità di tagliare i costi: gli armatori sono forse alla fine di un ciclo negativo, ma non è così chiaro se davvero la crisi sia terminata. L’idea vincente, non nuova per la verità, è ridurre la velocità delle navi. Già quando il prezzo del carburante era alle stelle, l’iniziativa aveva riscosso successo: la diminuzione dei nodi, aveva portato benefici. E ora che le necessità si sono ampliate, includendo anche la sostenibilità ambientale, alla fine la soluzione partorita dagli esperti è sempre la stessa: rallentare.

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L’Imo (International maritime organization) ha già programmato per la prossima settimana un incontro per valutare il peso di questa misura. Gli analisti di Ce Delft sono convinti che una riduzione del 30% della velocità delle navi, porterà globalmente ad un taglio delle emissioni di anidride carbonica pari a 2,51 miliardi di tonnellate, se messa in pratica dal 2018 al 2030. E nel “carbon budget”, quanto cioè è permesso “inquinare” all’industria dello shipping, rappresenta il 12%. Non solo: la misura porterebbe anche nuovi posti di lavoro («nella cantieristica» dicono gli esperti) e permetterebbe una migliore gestione dei traffici sulle rotte commerciali. «Dotare il settore di una regolamentazione uguale per tutti, non sarà così difficile - spiegano gli analisti che hanno compilato il rapporto - È sufficiente introdurla nelle acque territoriali e prevedere una serie di accordi tra Stati». È prevista anche una tabella che valuta le specifiche della nave (tipologia di carico e stazza) e offre la velocità ideale per arrivare all’obiettivo finale della riduzione delle emissioni.

«Lo slow steaming funziona: lo ha dimostrato la storia dei traffici globali» dicono gli esperti di Ce Delft. Molti armatori comunque si sono già mossi. Il settore delle crociere sta virando sempre di più verso la propulsione a gas naturale liquefatto, sia per le nuove unità (come sta facendo Carnival) sia nel retrofit. Altri, ad esempio Royal Caribbean, non disdegnano l’idrogeno. Ma il combustibile verde sta arrivando anche nel settore cargo: petroliere, portarinfuse e portacontainer. Gli investimenti per gli scrubber (la catalizzazione delle navi) è molto costosa e parte da 2 milioni di euro. Ad oggi solo 300 navi hanno scelto questo sistema di riduzione delle emissioni. Nel mondo ci sarebbero altre 70 mila navi che prima del 2020, quando entrerà in vigore la normativa che impone carburante con zolfo allo 0,5%, dovranno adeguarsi alle nuove regole. Utilizzare un carburante più pulito è la soluzione più rapida, ma non indolore: secondo gli ultimi calcoli, la svolta green renderà più pesante di 10 miliardi di dollari la bolletta energetica degli armatori. Per Platts far navigare una singola nave costerà un terzo in più. E dopo il 2020 tutto potrebbe diventare ancora più caro.

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