Gas serra, Bimco chiede che i limiti Imo siano ancora più stretti

Se il settore dello shipping sta ancora cercando di capire quali sono stati e quali saranno gli effetti dell’entrata in vigore, dal primo gennaio 2020, dei nuovi limiti di emissioni di zolfo delle navi, il Bimco va oltre

Una nave portacontainer in partenza dal porto cinese di Qingdao

di Alberto Ghiara

Genova - Cresce la tensione in Medio Oriente, dall’Iran alla Libia, e cresce l’influenza in quest’area di paesi come Turchia e Russia. L’obiettivo è il controllo di importanti giacimenti di petrolio e idrocarburi. Molti si chiedono come mai una potenza come gli Stati Uniti, che tradizionalmente hanno basato la loro strategia in politica estera sull’esercizio dell’influenza politica e militare nei paesi produttori di petrolio, abbia lasciato tanto spazio di azione ai concorrenti. La risposta più diffusa e più plausibile è che l’attuale amministrazione di Washington, guidata dal presidente Donald Trump, stia commettendo un grave errore strategico. Un’altra ipotesi, però, si può indirettamente ricavare dalle parole del vice-segretario generale di Bimco, Lars Robert Pedersen. «Probabilmente - scrive Pedersen nelle “Reflections 2020” di Bimco, appena pubblicate - l a transizione verso combustibile con un sempre maggiore contenuto di idrogeno porterà a superare l’attuale dipendenza dal petrolio» dell’industria marittima.

Considerando che Bimco è forse la maggiore associazione internazionale di armatori e che rappresenta circa il 65 per cento del tonnellaggio mondiale, quella di Pedersen è una testimonianza di come si stiano muovendo le imprese internazionali, prendendo molto sul serio il cambio di paradigma sul fronte della produzione di energia. Se è vero, come affermano gli esperti, che l’epoca del petrolio come principale fonte di energia del pianeta è destinata a durare ancora a lungo, per contro le parole di Pedersen mostrano che si è messo in moto un meccanismo per cui il ruolo dell’oro nero è destinato progressivamente a ridursi in futuro. Addirittura, Bimco auspica che gli sforzi legislativi che si stanno effettuando per arrivare a una riduzione delle emissioni prodotte dai combustibili fossili possano ulteriormente accelerare.
Se il settore dello shipping sta ancora cercando di capire quali sono stati e quali saranno gli effetti dell’entrata in vigore, dal primo gennaio 2020, dei nuovi limiti di emissioni di zolfo delle navi, il Bimco va oltre e guarda alle scadenze che riguardano le emissioni di gas serra (Ghg), in primis l’anidride carbonica. Nel 2018 l’Imo ha adottato una strategia iniziale che prevede che entro il 2030 dovrà essere ridotto del 40 per cento il livello di Ghg prodotti dalle navi, rispetto al valore del 2008, e che nel 2050 la riduzione dovrà arrivare al 50 per cento. Ma secondo Pedersen l’industria marittima ha già fatto progressi notevoli e questi limiti devono essere ulteriormente innalzati. Lo scorso autunno, Bimco aveva già proposto a Imo di rafforzare l’utilizzo dello slow steaming, ossia della riduzione della velocità delle navi.

«Questa mossa - scrive Pedersen - impedirebbe di perdere i risultati ottenuti dal 2008, che ammontano a oltre il 10 per cento in termini assoluti». Il dubbio per Bimco non è se gli obiettivi di riduzione dell’anidride carbonica e dei Ghg dell’Imo saranno raggiunti nel 2030, ma se questi obiettivi possano essere resi più ambiziosi. In particolare quando, nel 2023, l’Imo riprenderà in mano la strategia iniziale del 2018 per elaborare una strategia finale di riduzione dei gas serra. «Insieme a altri soggetti del settore marittimo - aggiunge il vice-segretario - Bimco ha anche suggerito di imporre un prelievo di 2 dollari a tonnellata sulle vendite di combustibile per il bunkeraggio, allo scopo di costituire un fondo di 5 miliardi di dollari per sviluppare le tecniche di riduzione di Ghg nello shipping. La proposta dovrebbe essere presa in considerazione alla prossima riunione della Commissione per la protezione dell’ambiente marino (Mepc) dell’Imo che si riunirà nel corso del 2020». Secondo Pedersen, è improbabile che le navi continueranno a utilizzare il petrolio come fonte di energia, perché il contenuto di carbonio di questo combustibile renderebbe impossibile raggiungere gli obiettivi di riduzione dei Ghg nel 2050. Le tecniche attualmente esistenti di riduzione delle emissioni di carbonio «semplicemente non possono essere utilizzate su larga scala sulle navi».
Per trovare una soluzione adatta, il Bimco propone quindi di puntare sulla ricerca e lo sviluppo di combustibile alternativo.

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