La Polonia pronta a rinunciare alla mega-centrale a carbone

Il progetto “Ostroleka C”, il cui valore complessivo supera il miliardo di euro, è stato riproposto nel 2016 includendolo in una pianificazione governativa che aveva l’obiettivo di garantire al paese una sicurezza energetica

Una miniera di carbone

di Elisa Gosti

Varsavia - L’ultimo impianto a carbone della Polonia potrebbe non vedere mai la luce. Si tratta dell’Ostroleka C, progetto nato da una joint venture tra due “utilities” polacche, Enea ed Energa, ampiamente sostenuto dal governo. Un risultato che rappresenta un successo per ClientEarth – ente “charity” che, come si definisce, “utilizza la forza delle legge per proteggere il pianeta e le persone che lo vivono” - che ha acquistato una percentuale di Enea e ha avviato un’azione legale contro il progetto sulla base dei rischi finanziari che lo stesso poneva agli investitori. «Abbiamo ottenuto un risultato eccellente per tutti gli azionisti di Enea e contemporaneamente per il clima – spiega Peter Barnett, avvocato presso ClientEarth – La realizzazione dell’impianto prospettava infatti rischi finanziari molto evidenti. Le aziende, così come i loro dirigenti, sono legalmente responsabili per quanto riguarda la gestione dei rischi correlati alla situazione climatica e devono assumersi tutta la responsabilità di una mancata sorveglianza in questo senso. Proprio per questo motivo Enea ed Energa dovrebbero abbandonare questo progetto prima di incorrere in costi aggiuntivi per le aziende e per i loro azionisti».

Il progetto “Ostroleka C”, il cui valore complessivo supera il miliardo di euro, è stato riproposto nel 2016 includendolo in una pianificazione governativa che aveva l’obiettivo di garantire al paese una sicurezza energetica. Da sempre è stato presentato come un “supplemento necessario” rispetto all’utilizzo delle energie rinnovabili che in parte rimpiazzeranno un buon numero di vecchi impianti alimentati a carbone che saranno dismessi entro il 2020. Detenendo il controllo delle azioni di Enea, il governo polacco ha spinto per il supporto del progetto da parte di quest’ultima nonostante tutti i dubbi emersi circa la fattibilità economica dello stesso. Tuttavia a settembre 2018, il 22% degli azionisti non governativi ha votato contro l’avvio dei lavori di costruzione dell’impianto e il 58% si è astenuto. Anche presso il partner Energa le voci contrarie si sono fatte sentire con il 37% degli azionisti che si sono opposti al progetto. L’opinione degli oppositori era unanime e sostenuta anche dalla Legal&General Investment Management, coinvolta in entrambe le società parter, che ha dichiarato come sia Enea sia Energa si sarebbero trovate ad affrontare un rischio finanziario molto elevato a causa dell’incertezza del sostegno politico, della crescita del prezzo del carbone e della minaccia costituita dall’avvento delle nuove tecnologie per quanto riguarda la generazione di energia. «Investire nel carbone non può più essere una buona scommessa – sostiene la ClientEarth – È necessario che tutte le aziende che operano in questo settore prendano seriamente in considerazione il rischio climatico.

Le nuove forme energetiche diventeranno sempre più competitive anche sotto il profilo dei prezzi. Enea ed Energa hanno bisogno di puntare al futuro dell’energia in Polonia e per crescere occorre guardare avanti ed essere lungimiranti: non può esserci altra strada che non quella di concentrasi sull’enorme potenziale offerto dalle nuove forme energetiche pulite, sempre più convenienti dal punto di vista dei costi e, più sostenibili economicamente e ambientalmente".

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