Scarti ferrosi, l’Asia riapre alle importazioni da Europa e Usa

Le agevolazioni potranno permettere ai produttori di acciaio indonesiani di raggiungere la quota di cinque milioni di tonnellate di scarti di materiali metalliferi importati

L'Asia potrebbe ricominciare a importare scarti ferrosi

di Elisa Gosti

Genova - Il mercato asiatico dei materiali di scarto da riciclo, dopo una fase di stallo, sembra ripartire. Dopo molti anni di controlli minuziosi e barriere commerciali, il mese di febbraio riporta buone notizie per gli esportatori di materiali metallici di scarto in Nord America, in Europa e in tutti i Paesi che abbondano di questa tipologia di materia destinata ad essere esportata in Asia. Secondo un rapporto diffuso recentemente dalla Reuters, il governo indiano avrebbe risposto alle richieste inoltrate dalla dall’associazione indonesiana Ferro e acciaio, cercando di manifestare un atteggiamento più disponibile verso l’importazione degli scarti di ferro. Il report raccoglie la testimonianza del ministro dell’Industria indonesiano, Agus Gumiwang Kartasasmita che dichiara come il settore dell’acciaio, a livello nazionale, stia funzionando solo al 40 per cento della capacità, in parte a causa delle sempre più severe regolamentazioni sull’importazione di materiali metallici di scarto: «Abbiamo deciso che renderemo più agevoli le importazioni di questi materiali, proprio perché ne stiamo osservando il reale fabbisogno sul mercato nazionale» spiega il ministro indonesiano.

Le agevolazioni potranno permettere ai produttori di acciaio indonesiani di raggiungere la quota di cinque milioni di tonnellate di scarti di materiali metalliferi importati. Sempre a metà febbraio, in modo analogo, anche il governo cinese ha mostrato un cambio di rotta e, in particolare, ha garantito l’esenzione o la riduzione delle tariffe doganali entrate in vigore a partire dal 2018 nell’ambito della disputa commerciale con gli Stati Uniti. Per quanto riguarda gli scarti di alluminio, il dazio è stato ridotto dal 55 per cento al 52,5 per cento. Per quanto concerne invece, gli scarti di rame, la tariffa è passata dal 30 per cento al 27,5 per cento. Secondo i dati forniti dal sistema doganale cinese, le importazioni di rame dagli Usa alla Cina lo scorso anno hanno rappresentato solo un sesto del volume raggiunto nel 2017: parallelamente il commercio degli scarti di alluminio tra i due Paesi ha registrato una caduta del 38% nello stesso periodo. La riduzione dei dazi, in assoluto, è una buona notizia per il settore che potrebbe generare benefici già nel breve periodo anche a livello internazionale. Tuttavia, questo nuovo contesto positivo viene offuscato - e anzi rischia di essere completamente annullato - dai gravi fatti di cronaca legati al coronavirus, che hanno messo in cirsi l’attività manifatturiera cinese, e con questa ovviamente anche la produzione di metalli.

Le aziende sono ferme, le attività commerciali stanno subendo drastici rallentamenti: le agevolazioni sulle importazioni di materiali metallici di scarto rischiano di scomparire nel vortice creato dall’epidemia causata dal Covid-19, le cui ripercussioni, anche a livello economico, sono già molto pesanti. Il mercato degli scarti metallici negli anni ha visto la Cina protagonista. Dati alla mano, Pechino, nell’ultimo decennio, ha importato oltre il 70% di materiali di scarto. In modo particolare la Cina ha importato rame che ha acquistato perlopiù dagli Stati Uniti e dall’Europa. Negli ultimi anni tuttavia il ministero della Protezione ambientale cinese ha aumentato i controlli sulle importazioni di questa tipologia di materiali.

Ma non solo: inevitabilmente anche la guerra commerciale in essere con gli Stati Uniti ha giocato la sua parte, influenzando notevolmente l’andamento del mercato che ha inesorabilmente subito un rallentamento.

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