Il virus minaccia anche la logistica del riciclo / FOCUS

A dichiararlo ufficialmente è il Bir (Bureau of International Recycling) riferendo che tutti i suoi membri, in ogni continente, stanno segnalando evidenti difficoltà che minano le condizioni economiche e commerciali dell’intero settore

di Elisa Gosti

Genova - Il Covid-19 pare aver colpito duramente anche il settore del riciclo. A dichiararlo ufficialmente è il Bir (Bureau of International Recycling) riferendo che tutti i suoi membri, in ogni continente, stanno segnalando evidenti difficoltà che minano le condizioni economiche e commerciali dell’intero settore. Secondo quanto riportato dal Bir, tuttavia, la situazione appare differenziata, sia per quanto riguarda le diverse regioni del mondo, sia per le categorie di materiale riciclato. Si rilevano, infatti, anche modeste aree di ripresa: tra queste la Cina e i paesi limitrofi che, dati alla mano, sembrano muoversi verso la ripartenza. Il governo cinese ha imposto quote di importazione più alte rispetto ai trimestri precedenti per quanto riguarda i cosiddetti scarti metallici non ferrosi. La domanda di rame sta crescendo, anche se a ritmi più lenti e assolutamente “non ai livelli del passato”, riferisce la Bir, che aggiunge: "I paesi del sud-est asiatico si stanno anche muovendo verso un “rilassamento” dei periodi di lockdown, in anticipo rispetto a quanto avverrà nel resto del mondo".

In India le spedizioni di materiali non ferrosi stanno riprendendo molto lentamente. La logistica è in difficoltà. A livello globale la domanda di scarti di alluminio ha subito un duro contraccolpo a causa della decisione di fermare la produzione presa dai più grandi manifatturieri del settore automotive. Sul fronte del ferro, si specifica: "I porti di tutto il mondo sono rimasti aperti assicurando continuità al traffico bulk: in questo contesto l’India è stato l’unico paese dove si è verificata una significativa distribuzione di container" specifica la Bir nel suo report. Il Bureau spiega anche come il mercato turco nel settore stia fornendo offerte basse per quanto riguarda i materiali di scarto e come i prezzi stiano tenendo meglio in altri paesi dell’Asia. "Il settore dell’acciaio inossidabile ha mostrato più difficoltà in paesi quali Spagna, Italia, Francia e Belgio ma ora la questione sembra essersi risolta con la maggior parte delle produzioni citate pronte ad essere nuovamente operative" si legge sempre nel documento messo a punto dal Bureau of International Recycling. Tuttavia, viene specificato, la domanda da parte del consumatore finale – si stima – è destinata a rimanere debole, comportando di conseguenza bassi livelli di produzione e una sempre ridotta richiesta di materie prime. Anche la domanda di plastiche riciclate rimarrà molto debole a causa dei lockdown e della chiusura di un alto numero di aziende. Il prezzo del petrolio è sceso e ha portato anche il valore delle materie prime ad uno dei livelli storici più bassi: il settore della plastica da riciclo si trova a lottare con un livello degli ordini molto basso e un magazzino, invece, molto alto. Ma non solo. La pandemia ha fatto riemergere anche alcune questioni globali, soprattutto a livello ambientale, riportando al top dell’agenda tutto il dibattito relativo all’economia circolare: un aspetto che, al momento, non giova al settore della plastica riciclata. Per quanto riguarda il mercato della carta riciclata, questo in Francia è sceso di due terzi rispetto ai normali livelli di business.

"Mentre le spedizioni in Europa sono proseguite, quelle dirette all’Asia Sud-orientale sembrano essere quasi impossibili" riferisce il Bir. In linea con i cambiamento imposti dalla nuova regolamentazione cinese per le importazioni, la quantità di carta riciclata in entrata nel paese è diminuita del 40% negli ultimi tre anni. L’obiettivo di Pechino è quello di portare a zero la quota di carta riciclata importata entro la fine del 2020.

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