Mauritius, la marea mera minaccia la barriera corallina. Ancora ignote le cause dell'incidente

Secondo gli esperti giapponesi, l’unica soluzione è quella di rimuovere dalla barriera l’ultimo pezzo del relitto della MV Wakashio

Port Louis - La marea nera causata dalla portarinfuse MV Wakashio, arenata lo scorso 25 luglio, mette a rischio il futuro della barriera corallina e della foresta di mangrovie delle isole Mauritius. A riferirlo sono gli esperti giapponesi al termine di una missione di verifica di una dozzina di zone sottomarine a 800 metri a Nord-Ovest dal punto in cui la nave si è spezzata, sversando mille tonnellate di petrolio in mare. Al momento, il team inviato da Tokyo non ha riscontrato danni ai fondali marini e sulle barriere coralline, ma minuscoli frammenti del relitto cadono in mare ogni qualvolta le onde lo fanno strisciare sul punto in cui è incagliato.

«Se questa situazione dovesse perdurare, i coralli saranno in pericolo e potrebbero essere uccisi» ha avvertito Noriaki Sakaguchi, specialista in ecosistemi dell’Agenzia giapponese di cooperazione internazionale. Se la parte più lunga del relitto è stata portata al largo e fatta affondare, dopo che i soccorritori siano riusciti a pompare circa 3.000 tonnellate di carburante, la parte contenente la sala macchine è tutt’ora incastrata. Delicato l’intervento da attuare per rimuovere i frammenti caduti in acqua, col rischio di danneggiare il corallo già rovinato dalle corde delle barriere galleggianti istallate per bloccare la marea nera.

Secondo gli esperti giapponesi, l’unica soluzione è quella di rimuovere dalla barriera l’ultimo pezzo del relitto della MV Wakashio. Altrettanto critica la situazione delle mangrovie costiere, raggiunte da chiazze di idrocarburi che minacciano di uccidere le piante di queste aree protette, già indebolite. Ripulire le mangrovie è un’operazione estremamente complessa: intervenire in terreni mobili rischia di far scendere ancora più in profondità il petrolio già presente. Al momento le attività di bonifica si concentrano sul recupero di alghe ed altre piante sporcate dalla marea nera che hanno raggiunto le spiagge paradisiache delle Mauritius. Mentre viaggiava per conto della compagnia giapponese Mitsui OSK Lines, un mese fa la portarinfuse MV Wakashio ha urtato la barriera corallina dell’isola dell’Oceano indiano. A tre settimane dall’incidente, il relitto si è spaccato in due e dopo una corsa contro il tempo parte del carburante fuoriuscito è stato pompato via, ma i danni all’ambiente e alle acque cristalline non sono stati evitati.

Le circostanze esatte del naufragio sono tutte da chiarire, ma secondo quanto riferito dall’agenzia stampa nipponica Kyodo, la nave si sarebbe avvicinata alla costa per agganciarsi alla rete di telefonia mobile, nonostante gli avvertimenti di pericolosità della guardia costiera mauriziana. Secondo la stessa fonte, poco prima dell’incidente una festa di compleanno era stata organizzata a bordo, con consumo di bevande alcooliche. Il capitano delle nave, di nazionalità indiana, e il secondo di comando, dello Sri Lanka, sono stati arrestati e incriminati da un tribunale delle Mauritius, che ha programmato per oggi una prima udienza.

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