La corsa dello shipping verso il traguardo green e il freno delle infrastrutture

«La rivoluzione verde è occasione imprescindibile, dobbiamo definire un piano di intervento che sia un facilitatore, un acceleratore di rinnovamento della flotta e in questo coinvolgere la cantieristica che è eccellenza del nostro Paese» dice il presidente di Confitarma Mario Mattioli

Genova - «Il Gnl oggi è l'unica soluzione nel breve e medio termine per la transizione verso la decarbonizzazione dello shipping. Ci sono 3 miliardi nel recovery fund per lo sviluppo della mobilità a idrogeno in Italia, ma non sarà una soluzione pronta nei prossimi dieci anni». Stefano Messina, presidente di Assarmatori, sottolinea parlando al convegno "Il Gnl nel corridoio Euro Mediterraneo e ruolo del sistema logistico di Genova e della Liguria" l'impegno degli armatori per raggiungere gli obiettivi che prevedono nel trasporto marittimo la riduzione entro il 2030 del 40% delle emissioni di CO2 rispetto al 2008 e entro il 2050 emissoni di gas serra inferiori del 50% rispetto al 2008. «Sono stati già fatti grandi passi avanti» sottolinea Messina, e l'armamento italiano «spinge per il rinnovamento della flotta» e investe sul naviglio.

«La rivoluzione verde è occasione imprescindibile, dobbiamo definire un piano di intervento che sia un facilitatore, un acceleratore di rinnovamento della flotta e in questo coinvolgere la cantieristica che è eccellenza del nostro Paese» dice il presidente di Confitarma Mario Mattioli, invocando un lavoro «in sinergia». «L'efficientamento della flotta non basta per se stesso - spiega - serve una volontà politica per sviluppare nuovi carburanti per rendere lo shipping industria a zero emissioni. Quindi serve sinergia». Un primo risultato si vedrà intanto a fine anno, dopo che da gennaio è scattato l'obbligo di utilizzare combustibili con tenore di zolfo non superiore allo 0,50%. Ora ci sono le navi a Gnl (e si dovrà investire in Italia e in Liguria che è un crocevia, sulle infrastrutture di bunkeraggio) ma per raggiungere l'obiettivo finale serviranno nuove tecnologie.

«Il numero di navi e il carico trasportato saranno esageratamente più grandi nel 2030 e 2050, questo significa che le navi dovranno contenere le emissioni, quindi essere meno inquinanti di circa il 75%-80% per singola unità nave» evidenzia Mattioli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA