Maxi-traffico di dati personali, gli Usa accusano Pechino: quattro cinesi alla sbarra

Quattro ufficiali militari di Pechino sono stati incriminati e verranno perseguiti dalle autorità statunitensi, anche se la possibilità di un processo negli Usa appare un miraggio

Nuovo scontro Usa-Cina

New York - Nominativi, indirizzi, numeri del social security number. Dati personali rubati a 150 milioni di americani per accedere alle loro cartelle mediche, ai loro conti bancari e carte di credito o ai loro segreti commerciali. Insomma, uno degli attacchi hacker più vasti che si ricordi nella storia e che risale al 2017, partito dalla Cina. Ora quattro ufficiali militari di Pechino sono stati incriminati e verranno perseguiti dalle autorità statunitensi, anche se la possibilità di un processo negli Usa appare un miraggio. L'accusa è quella di aver sferrato un'offensiva senza precedenti all'agenzia di crediti Equifax, che conserva i dati di oltre 820 milioni di americani e 91 milioni di aziende, come ha spiegato il ministro della giustizia americano William Barr nel corso di una conferenza stampa: «Si è trattato di un'enorme intrusione deliberata nelle informazioni private degli americani», ha affermato.

I quattro militari cinesi nel mirino, la cui localizzazione è stata finora impossibile, appartengono all'Esercito di liberazione popolare cinese e lavorano per il dipartimento della ricerca delle forze armate di Pechino. Per settimane hanno fatto razzia di informazioni sensibili e personali nella banca dati di Equifax, a partire dalla metà del maggio del 2017, penetrando i pur complessi sistemi di sicurezza dell'azienda. «Non possiamo arrestarli e processarli, almeno per ora», hanno ammesso i vertici dell'Fbi.

Ma la vicenda potrebbe non solo alimentare la guerra di spie tra Washington e Pechino, ma avere un impatto nei già difficili rapporti tra l'amministrazione Trump e le autorità cinesi, solo in parte accantonati dopo il recente accordo commerciale. Intanto in seguito alla vicenda il Ceo di Equifax si è dovuto dimettere mesi dopo l'attacco hacker chiedendo scusa, con l'agenzia che alla fine ha dovuto pagare 700 milioni di dollari di multa alla Federal Trade Commission.

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