Possibili danni ai motori: carburante Imo 2020 nel mirino

Genova - Le nuove regole ambientali sulla navigazione potrebbero avere l’effetto di far crescere i premi assicurativi per i motori delle navi. Il rischio aleggiava già a Toronto, all’annuale conferenza dello Iumi, l’Unione internazionale degli assicuratori marittimi, e ha a che fare con i nuovi carburanti a basso tenore di zolfo

di Francesco Margiocco

Genova - Le nuove regole ambientali sulla navigazione potrebbero avere l’effetto di far crescere i premi assicurativi per i motori delle navi. Il rischio aleggiava già a Toronto, all’annuale conferenza dello Iumi, l’Unione internazionale degli assicuratori marittimi, e ha a che fare con i nuovi carburanti a basso tenore di zolfo.

Le regole internazionali sulla navigazione, Imo 2020, in vigore dal primo gennaio, hanno ridotto il tasso massimo di zolfo ammesso nei fumi delle navi dal 3,5% allo 0,5%. Molte navi si sono attrezzate con degli scrubber, apparecchi che abbattono lo zolfo: «La maggior parte però ha preferito sostituire il carburante pesante, heavy fuel oil, con carburanti a basso tenore di zolfo - dice Alessandro Morelli, top manager del mondo assicurativo italiano -. Ma questi carburanti danno qualche problema».

Morelli presiede il Comitato delle compagnie assicurative marittime, che riunisce Siat, Generali, Swiss Re Corporate Solutions e Axa Xl, e sta studiando la materia: «Abbiamo avviato un’indagine, insieme al Rina e ad alcuni tecnici, per capire gli effetti di questa novità». L’azienda svedese Chris-Marine, specialista in manutenzione di motori, lo conferma. «Le richieste di intervento per danni ai cilindri stanno aumentando», dice il suo chief technology officer, Daniel Grunditz. «Con l’heavy fuel oil, la camicia interna del cilindro, dove scorre il pistone, si ricopre di uno strato di carbone. Questo film permette all’olio lubrificante di aderire alla camicia e al pistone di scorrere. Con i nuovi carburanti il film non si crea, la camicia diventa liscia come uno specchio e il lubrificante non sa dove aderire. Il pistone crea attrito, il cilindro si surriscalda. Possiamo avere anche incendi, se non interveniamo in tempo». Morelli cita altri due casi di possibili guasti: «Gli additivi chimici che in questi carburanti sostituiscono lo zolfo impattano sul motore in modo ancora da chiarire; le particelle di metallo che contengono possono causare danni». L’industria delle assicurazioni potrebbe rallegrarsene e alzare i premi. «Non è il nostro interesse. Più guasti ai motori significa più danni da coprire; vogliamo invece ridurre i danni, a vantaggio nostro e di tutto il sistema». L’indagine del Comitato vuole proporre delle linee guida che gli armatori potranno seguire per minimizzare i danni. «Esistono tecniche per testare i carburanti prima di usarli. Devono diventare di uso comune». —

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