Il trasporto marittimo punta ancora sul vento

Genova - Il crollo del prezzo del petrolio e l’assottigliamento del differenziale fra fuel pesante (Hsfo) e leggero (Vlsfo) non fermano gli investimenti dell’industria armatoriale nello sviluppo della trazione navale con l’ausilio della propulsione eolica. La compagnia giapponese K-Line ha aderito al gruppo International windship association (Iwsa)

di Alberto Ghiara

Genova - Il crollo del prezzo del petrolio e l’assottigliamento del differenziale fra fuel pesante (Hsfo) e leggero (Vlsfo) non fermano gli investimenti dell’industria armatoriale nello sviluppo della trazione navale con l’ausilio della propulsione eolica. La compagnia giapponese K-Line ha aderito al gruppo International windship association (Iwsa), che riunisce gli operatori attivi nel settore con l’obiettivo di utilizzare l’energia eolica per ridurre le proprie emissioni di carbonio. Inoltre ha deciso di estendere l’installazione di un sistema di trazione a vela, che riduce i consumi di carburante, a 50 delle proprie navi. Il sistema sperimentato su una grande rinfusiera ha dimostrato di poter ridurre i consumi del 20%. I nuovi acquisti avverranno a partire dal prossimo anno, dopo un periodo di test e analisi. Nei giorni scorsi anche la compagnia China Merchant Energy Shipping ha ordinato due navi ecologiche, di cui una con sistema di alimentazione a energia eolica. In questo caso si tratta di petroliere da 307 mila tonnellate di portata lorda (Very Large Crude Carrier) che saranno costruite dai cantieri Dalian Shipbuilding Industry. «Unirsi a Iwsa - ha affermato Atsuo Asano, manager di K-Line - è una grande occasione per la nostra compagnia. Attraverso le attività di Iwsa, i partecipanti possono creare grandi sinergie nel mondo marittimo, facendo massa critica per sviluppare tecnologie a energia eolica per le navi mercantili». Secondo l’Iwsa i sistemi eolici abbinati a sistemi di trazione tradizionali può portare a risparmi di consumo fra il 5 e il 20%. Ma l’energia del vento può offrire anche altre opportunità all’industria dello shipping.

Come è stato spiegato recentemente da Wartsila nel corso di un webinar, un seminario a distanza su Internet dedicato all’argomento, l’industria offshore e la sua interazione con le navi che effettuano servizi di assistenza possono creare opportunità per lo sviluppo di combustibili ecologicamente compatibili. In particolare le pale eoliche possono nel breve periodo consentire a queste navi di utilizzare batterie ricaricabili dalle pale stesse. Sul lungo periodo, secondo Wartsila, si può addirittura immaginare che le pale eoliche possano produrre idrogeno, anche questo utilizzabile per la propulsione navale a basso impatto di emissioni. Il mercato dei campi di produzione offshore di energia eolica è in forte crescita nel mondo e spinge anche per l’utilizzo di navi a basso impatto di emissioni sia per la costruzione delle pale eoliche, sia per la loro manutenzione. I costi di manutenzione rappresentano il 30% dei costi di una pala e le spese per le navi costituiscono una parte cospicua di questa quota. Sono in particolare i paesi dell’Europa settentrionale a investire in questo tipo di energia. Recentemente, l’Irlanda ha approvato l’adozione di procedure accelerate per la costruzione di sette campi di produzione energetica eolica. Dublino intende produrre 3,5 gigawatt di energia eolica entro il 2030. Anche il governo della Lituania ha appena presentato il progetto di un campo offshore per la produzione di 700 megawatt di energia eolica.

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