Scrubber, il Covid-19 fa sospendere il bando in Argentina

La causa è la pandemia di Covid-19, che ha reso impossibile l’attività di controllo. Quella dell’Argentina, che è una misura temporanea entrata in vigore il 3 ottobre, per il momento è un’eccezione

di Alberto Ghiara

Buenos Aires - L’Argentina ha deciso lo scorso 24 settembre di sospendere il divieto di scarico degli scarti degli scrubber nelle proprie acque. La causa è la pandemia di Covid-19, che ha reso impossibile l’attività di controllo. Quella dell’Argentina, che è una misura temporanea entrata in vigore il 3 ottobre, per il momento è un’eccezione, visto che secondo l’ultimo rapporto in materia del North P&I Club, datato 5 ottobre, il numero dei paesi che adottano il bando degli scrubber aperti è invece in aumento. Ma l’esempio dell’Argentina segnala come la seconda ondata di diffusione della pandemia comincia a fare sentire i propri effetti, come già avvenuto in occasione della prima ondata.

Lo scorso aprile, a esempio, la Guardia costiera del Regno Unito aveva sospeso per lo stesso motivo, anche in quel caso in maniera temporanea, i controlli sul rispetto dei limiti alle emissioni di zolfo imposti dall’Imo a partire dal primo gennaio 2020. Già lo scorso anno, con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore del cosiddetto Sulphur Cap 2020, sie era posto il tema della capacità degli Stati di far rispettare i limiti sempre più stringenti stabiliti dagli organismi in difesa dell’ambiente. Alcune nazioni, come a esempio Russia e Malesia, avevano annunciato una proroga dell’entrata in vigore dei limiti nelle proprie acque, salvo poi fare marcia indietro. Adesso la questione si pone su un tema più ristretto, in quanto il bando degli scrubber open loop non è un obbligo internazionale deciso dall’Imo, ma una misura che è stata presa singolarmente da alcuni Stati.

L’Argentina lo aveva introdotto poco più di due mesi fa, il 10 agosto scorso, per evitare che i residui di zolfo filtrati dagli scrubber venissero scaricati in mare. Il 2 ottobre, una disposizione della Prefettura navale argentina, ossia la Guardia costiera locale, ha ribaltato quella decisione. La disposizione fa riferimento alla legge nazionale che introduce l’emergenza pubblica a causa della pandemia dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e alle misure introdotte per l’isolamento dei gruppi a rischi e la promozione del lavoro a distanza e spiega che “la situazione attuale rende impossibile il dispiegamento di personale specializzato per la realizzazione di campagne di monitoraggio e di raccolta dei dati dello scarico delle acque di scarto dei sistemi di pulizia dei gas di scarico (o Sldge, acronimo spagnolo che indica gli scrubber, ndr) o di tecniche equivalenti da parte delle navi”. Per questo motivo la Prefettura navale sospende la precedente disposizione che vietava lo scarico dei residui degli scrubber nelle acque argentine.

Dal canto suo, North P&I Club ha pubblicato un aggiornamento della lista di misure prese nei porti internazionali sull’utilizzo degli scrubber e sui permessi o meno di scarico dei residui. Rispetto alla precedente lista ci sono alcune aggiunte: oltre alla decisione dell’Argentina di congelare il bando, vengono invece aggiunti tre Paesi che negli ultimi mesi hanno invece deciso di applicarlo, ossia Brasile, India e Oman. Complessivamente, la lista si compone di 31 misure prese nei porti in giro per il mondo. In Australia le navi con scrubber sono ammesse in tutti i porti, ma devono far avere all’amministrazione marittima i risultati di test effettuati sugli scrubber ogni dodici mesi. In Arabia Saudita, Bahrain, Belgio, Egitto, compreso il canale di Suez, Gibilterra, Lettonia, Lituania, Malesia, Oman, canale di Panama, Portogallo Singapore, il divieto vige in tutti i porti. In altre nazioni il divieto è parziale.

In Brasile un divieto esteso a tutti i porti è stato sospeso in attesa che si chiarisca la questione a livello internazionale, ma resta valido il bando nei porti della compagnia mineraria Vale dove si caricano le rinfuse. In Cina il divieto riguarda soltanto alcuni tratti costieri e interni, in particolare le aree Eca. In Estonia vige il divieto tranne per le navi che possono dimostrare che le acque scaricate rispettano certi requisiti ambientali. In Germania il divieto vale per le acque interne e i canali. In India la misura è stata adottata soltanto dal porto di Adani. In Irlanda riguarda i porti di Dublino e Waterford. In Nuova Zelanda non c’è un divieto, ma la pratica viene scoraggiata.
La Norvegia protegge soltanto alcune aree. Il Pakistan i porti di Karachi e Bin Qasim. La Spagna quelli di Algeciras, Cartagena e Huelva. Anche la Svezia soltanto Stoccolma e qualche altro porto. Negli Stati Uniti hanno adottato il divieto i porti della California, del Connecticut e delle Hawai. Negli Emirati arabi c’è il divieto a Fujairah e un permesso condizionato a Abu Dhabi. A Hong Kong e nelle Bermuda non c’è un divieto, ma vengono applicate alcune restrizioni.

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