La Cina spinge ancora sull’energia nucleare

Via ai lavori del gruppo Huaneng per il raddoppio dell’impianto di Chanjiang, sull’Isola di Hainan

di Elisa Gosti

Nuovi sviluppi per la centrale nucleare di Changjiang, in Cina. Nelle ultime settimane sono stati avviati i lavori della seconda fase dell’impianto, collocato nella provincia di Hainan, sull’omonima isola. L’amministrazione nazionale cinese per la Sicurezza nucleare infatti ha emesso la licenza a favore del gruppo China Huaneng per la costruzione delle unità 3 e 4 del sito.
Si tratta del primo progetto di grandi reattori ad acqua pressurizzata (sottoposta ad alta pressione) in cui il gruppo Huaneng avrà un’azione di controllo.

La Fase 2 del progetto prevede la realizzazione di due unità Hualong One - l’unità 3 e l’unità 4 -presso l’impianto di Changjiang da parte della società statale cinese China National Nuclear Corporation (Cnnc) e di China Huaneng.

Un’operazione che fa seguito alla firma di un accordo tra le due società avvenuta nel giugno 2019, attraverso cui le due realtà avrebbero investito congiuntamente nello sviluppo, nella costruzione e nella gestione dei due reattori Hualong One presso l’impianto di Changjiang.

Huaneng deterrà il controllo del 51% del progetto grazie alla sua società affiliata Huaneng Nuclear Power Development. Il Consiglio di Stato cinese ha approvato la realizzazione delle due unità lo scorso 2 settembre.
La consegna del permesso di costruzione da parte della National Nuclear Safety Administration ha aperto quindi la strada ai lavori relativi all’unità 3.

I tempi dei lavori sono stimati in un periodo complessivo di circa 60 mesi mentre la fabbricazione dell’unità 4 dovrebbe essere avviata entro 10 mesi: entrambe le unità dovrebbero essere pienamente operative e produttive entro la fine del 2026.
La China National Nuclear Corporation e Huaneng stanno già cooperando anche alla prima fase dell’impianto di Changjiang (che include due reattori ad acqua pressurizzata Cnp-600), il progetto Shidaowan Htr-Pm (nella Provincia di Shandong) e una dimostrazione di reattori veloci presso Xiaou, nella Provincia di Fujian. Per la prima fase dell’impianto di ChangJiang, la Cnnc detiene il 51% delle azioni, mentre Huaneng controlla il restante 49%. A luglio dello scorso anno la China National Nuclear Corporation ha inoltre annunciato il lancio di un progetto per la costruzione di un piccolo reattore modulare Acp100, sempre presso il sito di Changjiang. China Huaneng è nata nel 2002 dalla Società nazionale cinese per l’Energia. Con sede a Pechino, un fatturato che supera ampiamente i 20 miliardi di dollari e oltre 100 mila dipendenti è oggi una delle cinque più grandi imprese di generazione di elettricità statale della Cina: attualmente gestisce oltre 130 impianti ma nessuno di questi è nucleare. Ha connessioni commerciali sia con la China National Nuclear Corporation sia con la Società generale cinese per il Nucleare. China Huaneng infine è la quarta azienda cinese ad aver ottenuto la qualificazione per lo sviluppo di impianti di produzione nucleare.

La Cina dichiara di credere nella transizione energetica: anche i numeri sembrerebbero dimostrarlo, considerando che dal 2010 ad oggi il Paese ha investito centinaia di miliardi di dollari nella generazione di energia tramite fonti rinnovabili. Tuttavia Pechino non intende rinunciare al nucleare: alla fine del 2019 la capacità di energia prodotta tramite questo sistema di produzione era pari a quasi 66 milioni di kilowatt, ponendo il Paese al secondo posto nella classifica dei produttori energetici nucleari mondiali. Anche per il futuro si punta su questa tipologia di produzione per tenere il passo con la crescita industriale: «Una strategia geoenergetica- spiegano gli esperti in materia - che consentirà alla Cina, entro il 2040, di soddisfare il fabbisogno interno ma anche di ridurre in modo significativo l’utilizzo di combustibili fossili».

 

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