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Mattioli (Confitarma): “Rinnovo delle flotte, dal governo troppi paletti”

“Di fatto, due armatori che svolgono lo stesso traffico ma su rotte diverse verranno trattati diversamente. Peraltro, la rotta da seguire è spesso decisa dal committente e non dall’armatore”

Matteo dell'Antico
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Mario Mattioli

 

«Gli armatori italiani - dice Mario Mattioli, presidente di Confitarma - non sono rimasti a guardare e già tempo stanno facendo importanti investimenti per rendere sostenbili le loro navi, alcune delle quali hanno già adottato la soluzione transitoria del gas naturale liquefatto per poi passare ad ammoniaca e idrogeno, con ricorso a batterie sempre più capaci, sviluppando le relative tecnologie per alimentare la flotta. Il problema è che ci sono già le prime navi green, ma non ci sono nei nostri porti le infrastrutture per la distribuzione dei nuovi combustibili».

Quali sono le nuove opportunità eco-sostenibili che potranno arrivare dal Piano nazionale di Recupero e resilienza?

«Per quanto riguarda il rinnovo della flotta mercantile italiana, è stato pubblicato il decreto attuativo del decreto legge 59/2021 ma, ai fini dell’efficacia del provvedimento, è necessaria la pubblicazione di un bando che potrà avvenire solo a conclusione della procedura di autorizzazione da parte della Commissione europea a norma dell’art. 108 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea. Purtroppo, l’accesso alle risorse previste dal decreto in parola è riservato a specifiche tipologie di naviglio impiegate su specifici traffici. Infatti, le navi devono essere operate sul territorio nazionale tramite collegamenti marittimi che prevedano lo scalo di almeno un porto italiano e con traffico diretto verso porti europei e/o mediterranei ovvero operanti in ambito portuale italiano. Questa impostazione esclude un’importante parte della flotta operata dagli armatori italiani. Di fatto, due armatori che svolgono lo stesso traffico ma su rotte diverse verranno trattati diversamente. Peraltro, la rotta da seguire è spesso decisa dal committente e non dall’armatore. Per questa ragione, Confitarma ha richiesto al governo e al parlamento un ulteriore intervento dedicato a tutta la flotta operata dagli armatori italiani».

Elettrificazione delle banchine: cosa manca ancora ai porti italiani?

«Per l’elettrificazione delle banchine il Fondo Complementare al Pnrr ha messo a disposizione circa 700 milioni di euro. Sono previsti interventi in tutti i porti principali facenti parte dei 16 sistemi portuali nazionali. Dal punto di vista associativo, sarebbe utile poter disporre di informazioni di dettaglio sui singoli interventi previsti ed essere coinvolti nel processo di analisi dei fabbisogni del settore. È infatti impossibile, oltre che inutile, pensare di elettrificare tutte le banchine e occorre quindi individuare quelle in cui investire prioritariamente, pensiamo al settore delle crociere per esempio. Per poter rendere pienamente utilizzabile il cold ironing non basta però intervenire solo sulle infrastrutture di terra ma bisogna adottare misure per facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Occorre pertanto incentivare interventi di refitting perché il maggior numero di navi possa collegarsi alla rete elettrica e rendere competitivo il costo dell’energia riducendone il carico fiscale. Inutile dire poi che l’energia dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili, altrimenti non faremmo altro che spostare altrove la fonte delle emissioni senza alcun beneficio, o quasi, in termini ambientali».

Carburanti verdi: gli armatori italiani sono pronti alle nuove sfide imposte per ridurre le emissioni inquinanti?

«La riconversione della flotta mercantile italiana in chiave ambientale e innovativa è un obiettivo che l’armamento italiano persegue fin dagli anni Novanta. Purtroppo, le unità avanzate che già utilizzano Gnl non possono ancora rifornirsi nei porti italiani per mancanza di un’efficiente catena di distribuzione del carburante. Occorre quindi attuare una strategia che garantisca l’identificazione di solide filiere di approvvigionamento, che consentano il ricorso a carburanti avanzati e lo sviluppo delle infrastrutture necessarie alla distribuzione e bunkeraggio del gas naturale liquefatto, e questo vale in assoluto, anche per i combustibili del futuro».

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