Messina (Assarmatori): “Sul cold ironing serve una cabina di regia”

"Molti finanziamenti col Pnrr, ma c’è il rischio che ogni scalo adotti una soluzione diversa”

Stefano Messina

Come si stanno comportando gli armatori italiani sul fronte degli investimenti in politiche a favore dell’ambiente? «Sono in prima linea, e non da oggi - dice Stefano Messina, presidente di Assarmatori -. Il trasporto marittimo è da sempre fra i più regolamentati e controllati in tema di sicurezza e di prevenzione dell’inquinamento. Nulla da stupirsi, quindi, se anche oggi si collochi per molti aspetti in una posizione di avanguardia. Gli armatori italiani sono pronti a raccogliere anche le sfide che derivano dalla transizione ecologica, ma in più di una occasione hanno ribadito la necessità di fare chiarezza e programmare interventi che siano coerenti con la vita operativa delle navi nonché con la reale disponibilità di alternative reali ai carburanti fossili. In altre parole, occorre sostenere la ricerca tecnologica per individuare le soluzioni energetiche attivabili nel comparto, e avviare nei tempi più stretti la conseguente produzione su larga scala delle quantità di carburanti puliti necessarie per la nostra industria».

Quali sono le nuove opportunità eco-sostenibili che potranno arrivare dal Piano nazionale di Recupero e resilienza?

«Per quanto riguarda l’armamento, all’interno del Pnrr sono previsti 500 milioni di euro da investire: 250 milioni per nuove navi con propulsione a basso impatto ambientale e 250 milioni per dotare le unità in costruzione di impianti che riducano i consumi. Dobbiamo concentrare queste risorse sugli interventi che consentano al sistema logistico e al trasporto di compiere un vero salto di qualità nella direzione dell’efficienza e della sostenibilità, e in primo piano si collocano quelle misure di incentivazione per il trasporto marittimo, che consentano di rinnovare la flotta, migliorandone le performance ambientali, e innescando al tempo stesso una positiva reazione a catena in termini di occupazione e produzione industriale».

Elettrificazione delle banchine: a che punto siamo?

«All’interno del Pnrr sono stanziati 700 milioni di euro per il cold ironing nei porti. In alcuni casi si sta procedendo con le prime gare, come accade a Genova e Savona. Noi siamo utenti e clienti dei porti e in quanto tali suggeriamo l’istituzione di una cabina di regia unica a livello nazionale, per non correre il rischio di adottare soluzioni diverse da scalo a scalo. La quasi totalità delle navi da crociera, gran parte delle portacontainer e dei traghetti è in grado di consumare in porto energia di terra. Ma anche in questo caso occorrono regole chiare e uniformi, su due fronti: da un lato, quello dei costi che con l’attuale quotazione dell’elettricità prodotta a terra sarebbero molto probabilmente insopportabili per le navi; dall’altro in termini di potenze da rendere disponibili che comporterebbero una superproduzione da parte di centrali che per produrre energia elettrica consumano comunque combustibili fossili».

Carburanti verdi: gli armatori italiani sono pronti alle nuove sfide imposte per ridurre le emissioni inquinanti?

«Non solo sono pronti, ma hanno già iniziato a lavorare da tempo su questo tema, anticipando gli obblighi derivanti dai regolamenti dettati dall’Organizzazione marittima internazionale (Imo), ovvero dalla massima autorità mondiale in materia di sicurezza e prevenzione dell’inquinamento nel trasporto marittimo. Lo hanno fatto per ridurre l’impronta carbonica, e ci sono riusciti: fra il 2008 e il 2018 il trasporto marittimo a livello globale è cresciuto del 40% e nello stesso periodo le emissioni di gas serra totali sono invece diminuite del 7%. Adesso il tema della transizione ecologica, per il settore marittimo ma anche per tutto il mondo del trasporto e della logistica, si pone con ancora maggiore forza e gli armatori sono pronti a raccogliere la sfida, anche quella del Fit for 55, a condizione di non renderla una mera operazione mediatica o di farne uno slogan. In grande sintesi: siamo disposti e impegnati a perseguire obiettivi che siano realizzabili ovvero frutto di tecnologie effettivamente disponibili».

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