Le navi del deserto, da 40 anni in missione nell’acquario di Allah / LA STORIA

C’è molta Spezia nelle navi che da 40 anni continuano a far base nel porto di Sharm el-Sheikh, l’acquario di Allah nel sud-est del Sinai, allo scopo di assicurare il mantenimento della pace tra la repubblica araba d’Egitto e lo stato d’Israele

di M. A. V.

La Spezia - C’è molta Spezia nelle navi che da 40 anni continuano a far base nel porto di Sharm el-Sheikh, l’acquario di Allah nel sud-est del Sinai, allo scopo di assicurare il mantenimento della pace tra la repubblica araba d’Egitto e lo stato d’Israele, sulla base degli accordi di Camp David del 17 settembre 1978. Si tratta della missione della multinational force and observers, un’organizzazione militare internazionale dislocata nella Penisola del Sinai proprio a far data dal 25 aprile del 1982. Da allora l’Italia contribuisce alla missione con un contingente militare della Marina, denominato coastal patrol unit. La navi impegnate in questi anni sono sempre state unità spezzine, prima ex unità dragamine, divenute poi vetuste, quindi da qualche decennio da pattugliatori sviluppati per questo tipo di attività. Nell’ambito della lunga missione di interposizione svolta da un contingente misto, dove vi sono unità aree e personale di terra, gli assetti navali forniti al contingente misto sono quelli della Marina militare italiana.

Nello specifico le unità navali italiane sorvegliano il passaggio strategico dello Stretto di Tiran, accesso obbligato al Golfo di Aqaba, su cui affacciano Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Israele allo scopo di riportare ogni eventuale violazione al trattato di pace del 1978. Più dettagliatamente operano tre navi da pattugliamento della classe Esploratore, con equipaggi che si alternano a bordo, oltre ad un contingente di fanti di mare e del personale tecnico. Della partita, a turno, vi sono anche dei palombari del Varignano, sempre spezzini, che sono anche specializzati come artificieri. Le unità navali del 10° Gruppo navale costiero hanno effettuato, dall’inizio della missione, oltre 170 mila ore di pattugliamento, di cui circa il 30% in arco notturno, in un’area di operazione ampia circa 600 miglia marine quadrate, a sorveglianza dello stretto di Tiran, in quanto di rilevanza internazionale, attraverso il quale transitano ogni anno oltre 1.200 mercantili.

Le "navi del deserto", come sono state ribattezzate le unità impegnate nella missione, hanno preso parte anche a diverse operazioni di ricerca e soccorso, tra cui: il recupero dei naufraghi dell’imbarcazione “The Rock” dell’agosto del 2001, l’attività a seguito del disastro aereo del Boeing 737 della compagnia Flash Airlines nel gennaio 2004 e il soccorso a favore dei naufraghi del traghetto “El Salam Boccaccio 98” affondato nel febbraio del 2006.Le unità distaccate, ormai perennemente, per questa missione sono inquadrate nel Comando delle unità ausiliarie che ha base alla Spezia e proprio le navi della classe, costituita da quattro unità, sono state realizzate nello spezzino. Tre (Esploratore, Sentinella e Vedetta) sono state costruite nei Cantieri Istria-Clemna di Cadimare, tra il 1996 ed il 1998, ed una (Staffetta) realizzata nei cantieri Siman, a Spezia, nel 2001. Nessuno di questi cantieri esiste più. Dallo scorso gennaio, terminati i lavori, la nave Staffetta, è stata però ridislocata nel porto della Mddalena in Sardegna.

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