Coronavirus, Trump vuole mettere in quarantena New York / IL CASO

L'ipotesi ventilata da Trump coglie completamente alla sprovvista il governatore dello Stato di New York. "Non ne abbiamo parlato con il presidente"

Donald Trump e, sullo sfondo, la nave ospedale USNS Comfort alla Naval Station di Norfolk

New York - Ora New York rischia di diventare il peggior focolaio di coronavirus al mondo: «Peggio di Wuhan e della Lombardia», secondo il New York Times. I casi nello stato sono più di 52.000, la metà degli oltre 100.000 negli Stati Uniti. In media nella sola città di New York muore una persona ogni 9,5 minuti per coronavirus e il numero di contagiati è in forte aumento: solo fra gli agenti di polizia ci sono 500 casi. E la realtà peggiora di giorno in giorno, tanto che Donald Trump sta pensando i mettere in «quarantena» lo stato insieme ai vicini New Jersey e Connecticut. «Molti vorrebbero New York in quarantena perché è l'hotspot. Ci sto pensando. Potrebbe essere una quarantena breve due settimane», spiega Trump parlando di restrizioni ai viaggi da New York, New Jersey e Connecticut, la cosiddetta Tristate area. «Stanno avendo problemi in Florida, dove molto newyorkesi sono andati, e non vogliamo che questo accada».

L'ipotesi ventilata da Trump coglie completamente alla sprovvista il governatore dello Stato di New York. «Non ne abbiamo parlato con il presidente. Non mi piace neanche il suono e non so cosa significa» taglia corto Andrew Cuomo, sempre più alla ribalta sul palcoscenico nazionale come il democratico di riferimento, soprattutto fra le donne 'impazzitè per lui. «Con il presidente - aggiunge - abbiamo parlato della nave ospedale che arriva a New York lunedì» quando - dice Cuomo - è previsto aprire anche l'ospedale allestito al Javits Center, il centro per eventi di New York dove Hillary Clinton avrebbe dovuto festeggiare la sua elezione alla presidenza. Lo scontro a distanza fra Trump e Cuomo segue il battibecco fra il presidente e la governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer. Contro di lei Trump si scaglia: «è un'inetta che vuole scaricare sugli altri». Whitmer è 'colpevolè di aver denunciato che ai venditori è stato detto di non inviare apparecchiature mediche in Michigan, dove Detroit si trova in particolare difficoltà, e insinuato che l'ordine arrivasse dall'amministrazione Trump. Al tycoon l'accusa non è andata giù: «ho detto al vice presidente Mike Pence», responsabile della risposta al coronavirus, di non sentire i governatori contrari tanto è inutile. «L'unica cosa che vorrei è un minimo di riconoscimento per il lavoro fatto» aggiunge il presidente, ribadendo la sua intenzione di riaprire l'America a Pasqua.

Una scommessa rischiosa per Trump che sul coronavirus si gioca ormai la sua rielezione alla Casa Bianca. Pur volendo Trump far tornare gli americani al lavoro e riaprire l'America, i numeri dell'emergenza negli Stati Uniti peggiorano. I casi sono oltre 100.000 e i morti più di 1.700. Il piano da 2.000 miliardi di dollari di aiuti all'economia può poco su questo fronte. E Trump lo sa. Forse proprio per questo ha firmato un decreto che autorizza il richiamo di un milione di riservisti dell'esercito, della marina, dell'aeronautica e della Guardia Costiera. Per solo parlare di riapertura «servono milioni di test veloci», tuona Cuomo replicando al tycoon. «Questo - dice il governatore di New York - non è uno sprint, è una maratona». Nel bel mezzo dell'emergenza coronavirus intanto la National Rifle Association, la lobby delle armi americana, decide di fare causa al governatore della California. Gavin Newsom è accusato di bollato come non essenziali i negozi di armi e quindi averne decretato la chiusura per contenere la diffusione del virus. Una designazione inaccettabile per la Nra che, con l'azione legale, punta a riaprirli e riaprirli subito così da soddisfare la 'famè di armi esplosa fra gli americani con l'emergenza.

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