Mosca apre all'intesa con l'Opec+, in rialzo il prezzo del greggio

La Russia è «in stretto contatto» con gli Usa e con l'Arabia Saudita sulla situazione nel mercato mondiale del petrolio, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin

Milano - Prosegue la corsa al rialzo del petrolio sui mercati internazionali dopo che Mosca è uscita allo scoperto, aprendo ad un'intesa con i paesi Opec per stabilizzare i prezzi. La Russia è «in stretto contatto» con gli Usa e con l'Arabia Saudita sulla situazione nel mercato mondiale del petrolio, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin. «Siamo tutti preoccupati dalla situazione» dei prezzi, per cui «siamo pronti anche a intese nell'ambito dell'Opec+ e concretamente con gli Usa», ha sottolineato il capo del Cremlino, indicando un taglio della produzione mondiale di 10 milioni di barili al giorno. Cifra indicata anche dal Presidente Usa, Donald Trump, ieri in un tweet in cui parlava di un'intesa fra Riad e Mosca e che aveva messo le ali alle quotazioni del petrolio, col Wti che arrivava a guadagnare fino al 35% e il Brent il 47%. Oggi il greggio versione Wti è salito a 27,60 dollari al barile (+9%) mentre il Brent a 33,45 dollari (+11,72%). Per lunedì è attesa quindi una riunione in video conferenza tra i Paesi Opec e quelli che non fanno parte del cartello, come appunto la Russia, per trovare un accordo, che, secondo gli analisti, segnerebbe un «precedente storico».

Intanto però l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) avverte che l'ipotesi di un taglio della produzione di petrolio di 10 milioni di barili al giorno non sarà sufficiente per stabilizzare il mercato e arginare la discesa delle quotazioni. Secondo il responsabile dell'Aie, Fatih Birol, anche se si raggiungesse un accordo per ridurre l'output di 10 milioni di barili nel secondo trimestre si tratterebbe solo di «un buon inizio» mentre «dobbiamo fare di più» perché comunque l'eccedenza supererebbe i 15 milioni di barili/giorno. E «per questo motivo - puntualizza Birol - credo che sia necessario ampliare la partecipazione ai Paesi di tutto il mondo» e la possibilità che lunedì prossimo si tenga una riunione dei Paesi produttori «potrebbe essere un inizio per affrontare l'enorme sfida che abbiamo di fronte». Con l'esplosione del coronavirus il petrolio da inizio anno ha perso il 50%. Il virus ha infatti messo a terra aerei, fermato i trasporti e in generale affossato l'economia mondiale, mettendo in pericolo soprattutto la stabilità di Paesi che dipendono dall'esportazione di greggio.

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