McKinsey: dalla crisi si esce applicando regole regione per regione

Solo nella settimana di Pasqua il prodotto interno lordo della Germania sarebbe sceso del 25%, con una perdita secca di oltre 12 miliardi attribuibile esclusivamente al calo della domanda. I settori più in difficoltà sono quello industriale manifatturiero (-3 miliardi), le vendite al dettaglio hanno perso 2,2 miliardi, ma anche il food e il comparto casa tedesco

Milano - Imparare dalle misure prese in Asia. Declinarle il più possibile nel locale, con decisioni prese, «quando possibile, regione per regione». E le aziende si preparino alla riapertura con strategie interne molto chiare, flessibili e comunicate almeno una volta al giorno a tutti i dipendenti. È la ricetta di McKinsey per la ripartenza dell'Europa, contenuta in uno studio che comincia a fare qualche calcolo dei danni accusati. A partire da chi pensa di poter attutire in qualche modo l'impatto: la Germania solo in questa settimana avrebbe perso 14,7 miliardi di Pil. Secondo la ricerca 'Getting Europeans back to work - safely' del gigante mondiale della consulenza aziendale, per uscire dall'emergenza Coronavirus «l'imperativo del settore pubblico» è «creare un meccanismo di governo localizzato. Il decisore pubblico dovrebbe individuare il modo migliore per adattare le strategie asiatiche al contesto europeo e alle norme locali: le decisioni su quali misure adottare dovrebbero infatti essere prese a livello locale, quando possibile regione per regione», aggiunge il nuovo studio, visionato dall'Ansa.

Un lavoro che evidenzia danni gravissimi per le economie continentali, a partire dal quella tedesca. Solo nella settimana di Pasqua il prodotto interno lordo della Germania sarebbe sceso del 25%, con una perdita secca di oltre 12 miliardi attribuibile esclusivamente al calo della domanda. I settori più in difficoltà sono quello industriale manifatturiero (-3 miliardi), le vendite al dettaglio hanno perso 2,2 miliardi, ma anche il food e il comparto casa tedesco è in calo di quasi un miliardo di euro. In 17 dei 25 settori produttivi che McKinsey ha analizzato a livello europeo al momento «l'impatto della pandemia sulla domanda ha comportato un danno maggiore rispetto a quello accusato dalla fornitura, cioè la disponibilità e la produttività della forza lavoro e dei materiali».

«Industrie diverse riapriranno a velocità diverse e le catene di fornitura globali, che sono già in sofferenza, potrebbero non tenere il passo», scrive nel suo report il gruppo mondiale della consulenza, con un omaggio all'Italia. «A metà marzo, mentre la pandemia stava mietendo il maggior numero di vittime, gli italiani dalle loro finestre o balconi cantavano insieme l'inno nazionale o canzoni locali, in un'espressione di speranza e solidarietà: è quel tipo di spirito che serve all'Europa nella sua peggior crisi dalla seconda guerra mondiale, ma la risolutezza e la resilienza non saranno sufficienti». Ecco allora che è il momento per le aziende di prendere provvedimenti per tornare a essere operative. Con suggerimenti elementari, ma spesso non ascoltati. Come prendere ora «chiare strategie di rientro» al lavoro fisico, proseguire il più possibile nei contributi da remoto, strutturare «pause differenziate» per il personale per ridurre al massimo il numero di persone presenti in uffici e stabilimenti. E, ovviamente, procedure straordinarie di igiene personali e per le strutture.

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