Covid-19 e greggio affossano i conti Eni: perdita di 2,93 miliardi nel trimestre

«Il periodo che stiamo vivendo da marzo è per l'economia mondiale il più complesso degli ultimi 70 anni e oltre. Per l'industria energetica, ed in particolare per l'Oil&Gas, la complessità è ancora maggiore», osserva Descalzi

Roma - L'effetto combinato della crisi economica causata dal Covid-19 e dal crollo dei prezzi dell'energia pesa sui conti dell'Eni. Con il risultato che i primi tre mesi dell'anno vengono archiviati con una perdita netta di 2,93 miliardi (dall'utile di 1,1 miliardi del 2019) e un utile netto adjusted di 59 milioni (-94%). «Come tutti prevediamo un anno 2020 complicato», commenta l'a.d. Claudio Descalzi, che però rassicura grazie ai «punti di forza» del Gruppo e alle azioni avviate per far fronte a questo mutato scenario, a partire dalla revisione del Piano industriale. Ma in Borsa il titolo soffre e chiude in calo del 2,62% a 8,25 euro. I risultati approvati dal cda mostrano un utile operativo adjusted di 1,31 miliardi (-44%): al netto dell'effetto scenario (1,1 miliardi) e degli impatti del Covid-19 (0,15 miliardi), risulta positivo per 0,2 miliardi. I ricavi calano del 25% a 12,873 miliardi. Guardando ai singoli business, la produzione di idrocarburi cala del 3,6% a 1,774 milioni di barili al giorno e il peggioramento dello scenario porta l'utile dell'Exploration&Production a segnare un calo del 55% a 1,04 miliardi. Scenario e calo della domanda pesano anche sul risultato della Chimica (perdita di 65 milioni), mentre cresce l'utile del Gas&Power (+29% a 0,43 miliardi), nonostante le minori vendite stagionali.

«Il periodo che stiamo vivendo da marzo è per l'economia mondiale il più complesso degli ultimi 70 anni e oltre. Per l'industria energetica, ed in particolare per l'Oil&Gas, la complessità è ancora maggiore», osserva Descalzi, da poco riconfermato dal Tesoro per un nuovo mandato: ma il Gruppo è oggi «più forte», perché «negli ultimi 6 anni abbiamo trasformato la società». «Lo stato patrimoniale gode di un bilanciamento ottimale ma soprattutto della disponibilità di 16 miliardi di liquidità che consentiranno al Gruppo di gestire con agio la contrazione dell'attività dovuta a prezzi e pandemia», puntualizza Descalzi, che rimanda di un paio di mesi una decisione sul dividendo. «Non vogliamo reagire immediatamente prima di avere un'idea chiara di quello che possiamo fare in termine di efficienza - spiega il manager agli analisti - Vedremo cosa accadrà» nei prossimi mesi e «a luglio potremo fare un aggiornamento». Intanto di fronte al nuovo quadro macroeconomico, con la previsione di una «graduale ripresa» dei consumi dal secondo semestre dell'anno, Eni ha aggiornato le previsioni del prezzo del Brent, riducendole a 45 e 55 dollari al barile per il 2020 e 2021, e rivisto il piano industriale per questo biennio: il capex viene ridotto per circa 2,3 miliardi nel 2020 (il 30% del budget originario) e di ulteriori 2,5-3 miliardi nel 2021; la produzione 2020 si attesta a 1,75-1,80 milioni di barili al giorno; sospeso infine, come già annunciato, il piano di riacquisto di azioni proprie 2020.

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