Spettro default per Aspi. Atlantia brucia 1,68 miliardi di capitalizzazione

Sotto pressione anche le obbligazioni, tra i titoli più colpiti del comparto. È il caso dell'emissione senior non garantita da 750 milioni di euro con scadenza nel giugno del 2026, che ha lasciato sul campo 4 punti base a quota 88, registrando il maggior calo dallo scorso 9 marzo

Milano - Lo spettro dell'insolvenza incombe su Autostrade per l'Italia, gli obbligazionisti e i 7.300 dipendenti. L'impatto stimato di un possibile ritiro della concessione dopo la sostanziale bocciatura del presidente del consiglio Giuseppe Conte alla proposta di Aspi sarebbe infatti di 19 miliardi. E il termometro dei mercati lo registra subito penalizzato il titolo della controllante Atlantia, che in un solo giorno perde 1,68 miliardi di euro di capitalizzazione. Sono ore decisive, tanto che Atlantia ha convocato domani in consiglio di amministrazione straordinario in contemporanea con la riunione del Consiglio dei Ministri che dovrà esaminare e decidere sull'eventuale revoca. Nella battaglia sulla concessione Autostrade ha ribadito la propria proposta rendendo pubblica la lettera inviata al governo ed ha auspicato che Palazzo Chigi prenda «decisioni basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico». Sul piatto, per scongiurare il ritiro, ha messo 3,4 miliardi tra investimenti, risarcimenti e riduzione delle tariffe, mentre la capogruppo Atlantia (Edizione, famiglia Benetton, oltre il 30%) è pronta a scendere dall'attuale 88% a meno del 51%, lasciando spazio allo Stato tramite la Cdp e strizzando così l'occhio alla parte più intransigente della maggioranza di Governo, i Cinque Stelle. Certo i mercati non credono in una soluzione indolore la concessionaria autostradale. E le nubi si sono addensate su Atlantia, che ha perso il 15,19% a 2,36 euro in Piazza Affari.

Sotto pressione anche le obbligazioni, tra i titoli più colpiti del comparto. È il caso dell'emissione senior non garantita da 750 milioni di euro con scadenza nel giugno del 2026, che ha lasciato sul campo 4 punti base a quota 88, registrando il maggior calo dallo scorso 9 marzo. È andata male anche all'analogo titolo da 500 milioni di sterline e scadenza giugno 2022, che ha perso un punto portandosi a quota 102, mentre è sceso di 3 punti a 92 il bond da 750 milioni di euro con scadenza febbraio del 2025. Proprio sul valore di Aspi e delle attività controllate in campo aeroportuale (Adr), delle concessioni estere (Abertis) e nei sistemi di pedaggio (Telepass) manifestano la loro preoccupazione gli analisti di Equita, che sottolineano come un aumento di capitale di Autostrade per l'Italia, «diluirebbe Atlantia senza risolvere il problema del debito di 5 miliardi della holding».

Una revoca applicando l'articolo 35 del Milleproroghe della concessione autostradale, con un indennizzo ridotto da 23 a 7 miliardi di euro, provocherebbe un default di 10 miliardi in Aspi. «Considerando - ricordano in Equita - che Atlantia garantisce 5,5 miliardi di bond della controllata e ha altri 5 miliardi di debiti» lo scoperto sul debito arriverebbe a circa 20 miliardi. Un «rischio sopravvalutato» però quello del ritiro della concessione, almeno secondo gli analisti di Kepler Chevreux. Questi ultimi ricordano che «la procedura non è ancora iniziata» ed implicherebbe un «lungo processo con un esito incerto ed un grande esborso per l'erario, fino a 25 miliardi». Esborso che sarebbe «difficile da sostenere» e «al lordo del debito, delle penali e delle sanzioni» a carico del concessionario. A loro avviso «un aumento di capitale da 3 miliardi, come ipotizzato sulla stampa, "non è sufficiente a diluire Atlantia sotto il 51%". L'operazione poi dovrebbe essere approvata da tutti gli attuali azionisti, che includono gli investitori esteri Allianz (7%) e Silk Road (5%), i quali vantano diritti di prelazione sulle quote di Edizione. Un'operazione, inoltre, che andrebbe fatta »a condizioni di mercato«. Ma qui i conti non tornano tanto. Gli analisti stimano in 11 miliardi il valore di Atlantia, sulla base della valutazione di 16 miliardi di euro fatta da Allianz e Silk Road in occasione dell'acquisto delle loro quote nel 2017 e al netto dei 3,4 miliardi offerti al Governo e di 2 miliardi per l'impatto del Covid19.

Un valore distante da quanto ha decretato oggi la Borsa, dove l'asticella della capitalizzazione di Atlantia si è fermata a quota 9,38 miliardi.

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