Confindustria Genova, un piano per potenziare le riparazioni navali

Sono previsti una serie di tombamenti, due in zona Ente Bacini per migliorare gli accosti e due nella zona dell’ex-superbacino galleggiante per guadagnare spazio a terra, che servirebbero soprattutto a rafforzare i servizi esistenti

di Alberto Ghiara

Genova - Confindustria Genova ha inviato all’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale un piano per lo sviluppo del comparto delle riparazioni navali e la sua espansione territoriale verso il mare. Il piano risponde alle esigenze di crescita dell’attività in spazi che stanno diventando sempre più stretti. In particolare, arriva in concomitanza con alcuni cambiamenti in atto nel distretto: la privatizzazione della gestione dei bacini di carenaggio, il progetto per la nuova diga foranea e il disegno del nuovo waterfront di Renzo Piano. «Più che un piano - spiega Giuseppe Barbera, consigliere di Confindustria e amministratore di un’impresa di riparazione, Gennaro - quella inviata all’Authority è una lista di priorità. Si tratta di una elenco di opere che forse non sono le più urgenti, ma che sono realizzabili. Il criterio utilizzato è che siano opere fattibili, compatibili e realistiche. Quello di cui abbiamo bisogno sono spazi e banchine».

Per questo sono previsti una serie di tombamenti, due in zona Ente Bacini per migliorare gli accosti e due nella zona dell’ex-superbacino galleggiante per guadagnare spazio a terra, che servirebbero soprattutto a rafforzare i servizi esistenti. A questo si aggiunge la richiesta, più ambiziosa, di un ampliamento degli spazi verso mare, cioè oltre la concessione attualmente assegnata alla società Amico. «L’Authority - afferma Barbera - ha detto di essere a buon punto con la progettazione della nuova diga foranea. Se l’ingresso del porto si sposterà davvero in maniera così ampia, si crea la possibilità di allargare anche le aree dell’industria navale». Ovviamente tutto dipenderà da come verrà realizzato il progetto della diga, quindi per il momento non c’è ancora un disegno né dimensioni per la nuova area che si vuole realizzare. Nonostante le imprese del comparto siano da sempre diffidenti rispetto al disegno del nuovo waterfront di Renzo Piano, che dovrebbe aprire un canale navigabile attraverso aree oggi in concessione ai riparatori, la nota inviata all’Authority non si pone in contrasto con quel disegno, perché si sviluppa altrove. E il rappresentante di Confindustria ricorda come, in attesa del nuovo waterfront, ormai da anni non siano stati fatti investimenti in questo distretto. A preoccupare le piccole e medie imprese è anche il progetto di privatizzazione di Ente Bacini. Al principio di quest’anno il Consiglio di Stato ha dato ragione all’Autorità di sistema che ha quindi accelerato la gara e recentemente ha aperto l’unica offerta arrivata. Con l’assegnazione dei bacini ai privati, non ci saranno più banchine pubbliche.
«E’ vero che un paio di bacini rimarrà a uso pubblico, ma le regole non sono chiare e i concessionari avranno discrezione per scegliere come gestirli. Per questo chiediamo all’Authority di creare nuovi spazi che siano a disposizione di tutti». —

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