Fincantieri in campo nella partita delle grandi opere. C'è anche la stazione marittima di Trieste

Il fronte delle infrastrutture adesso diventa promettente: il ponte sul Polcevera firmato da Renzo Piano ha fatto da vetrina e ora si può pensare in grande, magari creando un campione nazionale

di Simone Gallotti

Genova - Attivissimo, Roma e sui territori. Giuseppe Bono vuole giocare la partita del Recovery Fund, quella pioggia di miliardi dell’Europa che dovrebbero accelerare i progetti infrastrutturali del Paese. E una parte di quei soldi potrebbe finire anche ai porti, da Genova a Trieste. Così il numero uno del gruppo che si è mosso già ad inizio agosto con i ministeri, ora ha in mente di schierare Fincantieri Infrastructure per realizzare alcuni progetti. Il settore delle costruzioni navali potrebbe non crescere più come nel periodo pre-coronavirus. Le crociere sono in difficoltà e la ripartenza per ora è avvenuta in modo limitato solo in Italia. Le compagnie bruciano cassa ogni giorno e il rischio che anche i cantieri finiscano toccati dalla crisi, è tra le opzioni da considerare. Il settore militare invece ha logiche diverse e comunque Bono ha avuto la capacità di consolidarlo attraverso l’alleanza con i francesi e la nascita di Naviris, la società con sede a Genova. Il fronte delle infrastrutture adesso diventa promettente: il ponte sul Polcevera firmato da Renzo Piano ha fatto da vetrina e ora si può pensare in grande, magari creando un campione nazionale.

Qualche mese fa è stata anche creata anche la divisione “opere marittime” all’interno di Fincantieri Infrastructure. La diga di Vado che serve a proteggere il nuovo porto container, è il primo passo, ma la lista è lunga. I soldi europei dovrebbero finire anche su altre opere portuali e il gruppo guidato da Bono è pronto. A Genova la diga da oltre 1 miliardo è un’opera che Fincantieri potrebbe realizzare. Se il governo confermerà di volerla realizzare con i soldi di Bruxelles, Fincantieri potrebbe avere un ruolo. Non è l’unica infrastruttura nel capoluogo ligure su cui mettere le mani: i terminal di Sampierdarena con l’ampliamento del canale navigabile dopo la costruzione della diga, dovrebbero trasformarsi radicalmente: un lunghissimo porto in linea, più efficiente per la movimentazione dei container. Anche su questo potrebbe concentrarsi l’attenzione del gruppo italiano. E poi c’è il ribaltamento a mare, l’opera che amplierà il cantiere di Sestri Ponente: oggi Bono potrebbe realizzarlo praticamente “in house”, sempre che arrivino i finanziamenti. Il dossier Genova sarebbe sul tavolo insieme ad altri, come confermano fonti politiche.

Trieste punta molto sul Recovery Fund e ha già una lista di opere che politica e manager portuali chiedono venga finanziata. C’è anche e soprattutto il recupero della parte più vecchia del porto, nella zona vicina al “magazzino 18”. E’ su quello spazio enorme che potrebbe sorgere la nuova stazione marittima. Trieste si candida a diventare l’hub delle crociere in Adriatico per le difficoltà di Venezia: servono però una nuova stazione marittima e collegamenti più veloci per Piazza San Marco. Ed è qui che potrebbe inserirsi Fincantieri. Poi c’è Livorno con la nuova piattaforma Europa. Il mega terminal container del porto toscano è un’opera complessa e il gruppo guidato da Bono potrebbe candidarsi a realizzarlo. Il piatto è ricco, anche in termini economici. Per Fincantieri è un’opportunità anche per diversificare e la nuova società dedicata alle infrastrutture potrebbe essere lo strumento giusto. Sempre in partnership con altre grandi aziende. Il ponte di Genova è stato costruito con Salini, ma nel Nord Est potrebbe non mancare al scelta.

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