La Nuova Caledonia resta francese, ma il referendum è tutt'altro che un plebiscito

La divisione "profonda" nella comunità caledoniana viene ammessa, nel dopo-referendum, anche dal capo del governo, Thierry Santa, al termine di alcuni mesi di avvicinamento alla scadenza elettorale piuttosto movimentati

Parigi - Cresce la voglia di indipendenza dalla Francia della Nuova Caledonia, ma il referendum lo vince il No e l'arcipelago del Pacifico resta con Parigi. Da lunedì cominceranno i negoziati per una autonomia controllata, i leader delle parti sono stati convocati dal premier Jean Castex. Emmanuel Macron ha detto di accogliere il risultato - 53,26% - "con un profondo sentimento di riconoscenza" ma, visto lo scarto risicato, "anche con umiltà". A 18.000 chilometri da Parigi, in posizione strategica nel sud del Pacifico, questo arcipelago colonizzato dai francesi nel 1853 ha visto una mobilitazione senza precedenti per questo secondo referendum sull'autodeterminazione in due anni. In quello del 2018, il No aveva vinto con il 56,7% dei voti, 3 punti in più di oggi, eppure si disse che lo scarto era inferiore alle previsioni. Oggi, ancora di più, gli indipendentisti escono rafforzati dalla consultazione, e sperano che un terzo referendum possa essere l'occasione giusta per il fatidico Sì. In base agli accordi di Nouméa, infatti, entro 2 anni si può decidere una terza chiamata alle urne dal momento che il FLNKS (Fronte di liberazione nazionale kanako e socialista) ha più di un terzo dei seggi.

Questa determinazione è stata confermata da Roch Wamytan, il presidente della coalizione indipendentista, nonostante l'opposizione dei lealisti che non vorrebbero impegnarsi in una terza campagna elettorale che rischia, a loro parere, di "spaccare la società". La divisione "profonda" nella comunità caledoniana viene ammessa, nel dopo-referendum, anche dal capo del governo, Thierry Santa, al termine di alcuni mesi di avvicinamento alla scadenza elettorale piuttosto movimentati e polemici. Il referendum era talmente sentito che la percentuale di votanti ha fatto segnare un record (85,64%), contro l'81% di due anni fa. Il sì è aumentato di 4 punti persino nella capitale Nouméa, roccaforte lealista, raggiungendo il 23,31%. Nelle strade dell'arcipelago francese, strategico per la sua posizione e per le sue riserve di nickel, hanno sfilato prima e anche subito dopo il voto i kanaki indipendentisti, con bandiere e auto a clacson spiegati.

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