Banche e sofferenze, l'allarme del Copasir: "Italia a rischio"

La relazione segnala, tra l’altro, "le difficoltà degli istituti bancari a concedere crediti alle imprese, soprattutto alle Pmi, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico"

Roma - «La situazione emergenziale provocata dal Covid-19 rischia di produrre effetti esiziali sul sistema finanziario e creditizio del Paese, in quanto diverse ricadute negative si ripercuoteranno sulle esposizioni creditizie». A lanciare l’allarme è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica nella relazione sulla tutela degli asset strategici nazionali nel settore bancario e assicurativo.

La relazione segnala, tra l’altro, «le difficoltà degli istituti bancari a concedere crediti alle imprese, soprattutto alle Pmi, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico, diversamente da quanto avviene in altri Paesi, dove si riscontra una maggiore presenza di aziende di grandi dimensioni»; l’«aumento dei crediti incagliati (passaggio da crediti in bonis a crediti incagliati, i cosiddetti unlikely to pay - UTP)»; il «passaggio di crediti incagliati a crediti in sofferenza (da crediti UTP a crediti non-performing loans- NPL)»; la «diminuzione del valore degli NPL, le cui probabilità di recupero diminuiranno con conseguente difficoltà a collocarli sul mercato»; il «possibile effetto domino sui titoli finanziari composti da panieri di crediti da cartolarizzazione, i cui margini di rendimento erano basati su calcoli che non includevano rischi di portata eccezionale come la pandemia da Covid-19».

In particolare, «permane un gravissimo rischio a livello sistemico per il settore finanziario di un significativo incremento dei crediti deteriorati, fino al punto che gli NPL potrebbero astrattamente salire significativamente in percentuale rispetto agli attivi bancari verso privati e imprese e quindi posizionarsi in un range compreso tra 555 e 788 miliardi di euro, rispettivamente pari a un NPE tra il 25 per cento e il 35 per cento dei predetti attivi bancari. Ciò potrebbe innescare, come già visto solo pochi anni fa, un circolo vizioso fatto di eccesso NPL/credit crunch/recessione».

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