Pressing del governo su Aspi e Atlantia perché si acceleri sul nuovo assetto societario

La pressione del governo è a chiudere quanto prima la trattativa in corso con Cdp, che si trascina ormai da quattro mesi e che ha già visto andare a vuoto due offerte, perché i termini economici sono stati ritenuti da Atlantia non ancora sufficienti

Roma - Cresce il pressing del governo su Aspi e Atlantia perché si acceleri sul nuovo assetto societario della concessionaria. La nuova bufera giudiziaria che ha travolto ex vertici e attuali manager (subito sospesi) cambia gli equilibri e rende Atlantia meno forte nella trattativa con Cdp e i fondi esteri, che hanno davanti la scadenza del 30 novembre per presentare una nuova offerta. E mentre si torna a chiedere a gran voce la revoca della concessione, la società cerca di smarcarsi dalla vecchia gestione, con l'a.d. Roberto Tomasi che rivendica il cambio di passo e annuncia l'arrivo di un nuovo sistema di monitoraggio digitale della rete per controlli ancora più efficienti.

La pressione del governo è a chiudere quanto prima la trattativa in corso con Cdp, che si trascina ormai da quattro mesi e che ha già visto andare a vuoto due offerte, perché i termini economici sono stati ritenuti da Atlantia non ancora sufficienti. La ministra delle infrastrutture e dei trasporti fa capire che su Aspi potrebbe arrivare presto qualche decisione: la trattativa con Cdp «si muove su prezzi e valori di mercato in termini prospettici e non incrocia altre decisioni che il governo dovrà prendere a breve», dice rispondendo in question time al Senato. Più netto il suo viceministro, il grillino Giancarlo Cancelleri: «O si chiude entro quest'anno questa vicenda o diversamente si procederà alla revoca. Quell'atto è ancora sul tavolo del presidente del consiglio, non si è mai estinto e non ha mai perso efficacia».

Cassa, insieme ai partner esteri Blackstone e Macquarie, ha tempo fino al 30 novembre per presentare una nuova offerta. Che questa volta dovrà essere più articolata delle precedenti (come richiesto anche da Atlantia, che si aspetta una proposta «vincolante»): ma proprio per questo diventa ancora più importante la questione del Pef, il piano economico finanziario, da cui dipende la valutazione dell'asset.

Cdp e i fondi hanno finora sempre confermato in entrambe le proposte un range di prezzo tra 8,5 e 9,5 miliardi per il 100% di Aspi. Valutazione però considerata finora non adeguata da Atlantia. Ora però, di fronte a questa nuova tegola, non si esclude che la nuova valutazione possa essere addirittura inferiore. Forse non a caso, il viceministro allo sviluppo Buffagni riporta sul tavolo un tema a lungo considerato imprescindibile da Cassa, la manleva: a questo punto la riterrei «obbligata», dice l'esponente M5s, «è fondamentale per tutelare il contribuente, vedendo che gli scandali commessi da questa società non sono finiti».

Cerca di proteggere l'azienda dalla nuova bufera giudiziaria il nuovo a.d. di Aspi, da febbraio 2019 sulla poltrona che è stata di Castellucci. «Ho provveduto a rimuovere tutta la prima linea dei manager in questo anno e mezzo proprio per evitare influenze di alcun tipo», spiega il manager, precisando di non aver avuto, dall'uscita di Castellucci dall'azienda, «alcun contatto né formale, né informale: noi siamo tranquilli per la trasparenza delle azioni che abbiamo messo in campo, a partire da un ingente piano di manutenzioni».

«Il piano generale di controlli su tutta la rete permette oggi di escludere rischi», assicura Tomasi, che nel solco di questo nuovo corso annuncia anche l'arrivo a fine novembre di una piattaforma per monitorare le nostre infrastrutture con sistemi di intelligenza artificiale, «aumentando ulteriormente l'efficienza e la trasparenza dei controlli». Il nuovo sistema è frutto di una partnership con Fincantieri NexTech e Ibm, che una volta a regime controllerà circa 4500 opere, tra ponti, cavalcavia e gallerie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA