Quattro anni dopo l'apertura dei cantieri, il gasdotto Tap è operativo

Per Murad Heydarov, presidente del cda di Tap, l'opera «offre un contributo all'obiettivo dell'Unione Europea di realizzare un mercato energetico integrato e di mettere a disposizione un mix energetico sostenibile, sicuro e diversificato per la transizione energetica in corso»

Roma - La strada è stata lunga e il percorso ostacolato non solo da montagne e abissi marini, ma anche dalle accese proteste degli ambientalisti locali contrari all'approdo sulla costa salentina e sfociate in una pioggia di ricorsi amministrativi, denunce e procedimenti penali. Ma alla fine, a quattro anni e mezzo dalla inaugurazione dei lavori a Salonicco, la multinazionale Trans Adriatic Pipeline (Tap) ha annunciato che il gasdotto che è operativo e può trasportare verso i mercati europei 10 miliardi di metri cubi all'anno di gas dall'Azerbaigian.

Sono così cominciate le operazioni commerciali lungo gli 878 km che attraversano la Grecia, l'Albania, il Mare Adriatico e l'Italia, il tratto europeo del Corridoio Meridionale del Gas. «Oggi la nostra visione a lungo termine è finalmente diventata realtà», ha commentato Luca Schieppati, Managing Director di Tap. Il gasdotto, ha aggiunto, «consente di raggiungere un doppio obiettivo: l'apertura di una nuova rotta dell'energia affidabile e sostenibile e la disponibilità di una nuova fonte di gas che raggiungerà milioni di utenti finali europei nei decenni a venire».

Per Murad Heydarov, presidente del cda di Tap, l'opera «offre un contributo all'obiettivo dell'Unione Europea di realizzare un mercato energetico integrato e di mettere a disposizione un mix energetico sostenibile, sicuro e diversificato per la transizione energetica in corso». L'azionariato di Tap è composto da BP (20%), Socar (20%), Snam (20%), Fluxys (19%), Enagas (16%) e Axpo (5%). L'infrastruttura, considerata dall'Italia un'opera di interesse strategico nazionale, è stata realizzata con un Project Financing da 3,9 miliardi di euro e si sviluppa attraverso la Grecia (550 km) e l'Albania (215 km), passa sotto il mare Adriatico (105 km) e termina in Italia (8 km) dove approda sulla costa salentina di Melendugno (Lecce).

È stato proprio la scelta dell'approdo, la spiaggia di San Foca, uno delle località turistiche più apprezzate del Salento, a suscitare le proteste delle popolazioni locali che già all'avvio dei lavori , tra il 2017 e il 2018, hanno tentato di ostacolare in tutti i modi il cantiere con proteste, presidi costanti e manifestazioni sfociate a volte anche in azioni violente. Ma anche con ricorsi amministrativi - per lo più non andati a buon fine - che hanno costellato ogni passo di avanzamento ei lavori, e riuscendo a portare anche in tribunale la multinazionale. È infatti cominciato da poco a Lecce il processo per presunti reati ambientali a carico della società e dei suoi vertici, mentre in parallelo procede anche quello contro un centinaio di attivisti del Movimento No Tap accusati per azioni violente compiute durante le proteste nelle aree dei cantieri, nel tentativo di bloccare i lavori.

Tra i più convinti oppositori, non del gasdotto, ma della scelta di approdare nel Salento, anche il governatore pugliese, Michele Emiliano che aveva suggerito di sbarcare più a nord lungo la già industrializzata costa brindisina.

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