Taranto, Cinque Stelle divisi alla meta sul futuro della siderurgia / IL CASO

Lo stesso ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (M5s) ha ammesso nei giorni scorsi che «per poter fare l'acciaio, c'è il carbone. O negli impianti di preriduzione dove si crea il preridotto o nell'altoforno. Il carbone c'è e quindi è evidente che non sarà mai un acciaio verde».

Taranto - Il siderurgico di Taranto continua a far litigare i 5 Stelle, anche quando si limano i dettagli ma l'accordo è in chiusura. E, per lunedì, si prevede la firma con ArcelorMittal sul nuovo contratto di investimento. Lo Stato, tramite Invitalia, entrerà nella compagine societaria dell'ex Ilva, inizialmente con una quota del 50% e una dote (sembra) di 1,2 miliardi di euro. Il piano prevede, nel quinquennio, il ricorso graduale a tecnologie 'green' ma senza abbandonare l'area a caldo.

Lo stesso ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (M5s) ha ammesso nei giorni scorsi che «per poter fare l'acciaio, c'è il carbone. O negli impianti di preriduzione dove si crea il preridotto o nell'altoforno. Il carbone c'è e quindi è evidente che non sarà mai un acciaio verde».

I sindacati poi continuano a lamentare la mancanza di chiarezza e la necessità di intervenire subito sugli impianti viste le «gravi criticità» che mettono a rischio l'incolumità dei lavoratori. Proprio tra i Cinque Stelle, che a Taranto nelle elezioni politiche del 2018 sfiorarono il 50% (dopo una campagna elettorale per la «progressiva chiusura delle fonti inquinanti»), non mancano le voci dissonanti. L'eurodeputata tarantina Rosa D'Amato - che ha criticato anche la scelta dei colleghi grillini di dialogare troppo «in maggioranza» nella Puglia governata da Michele Emiliano, ottenendo «con i voti della stessa maggioranza» la vicepresidenza del Consiglio regionale - sostiene che lo scenario prospettato dal ministro Patuanelli per l'ex Ilva «non risolve il dramma di Taranto».

Secondo D'Amato, che ha presentato i risultati di uno studio (realizzato con gli esperti dell'Osservatorio Tri.0) sull'impatto dei probabili nuovi modelli produttivi al vaglio per il futuro dell'ex Ilva, «lo stabilimento inquinerà di più e peggio. Con un'area a caldo in piedi e con l'aggiunta di forni elettrici e impianto per preridotto, come nell'ultima ipotesi del ministro, l'ex Ilva continuerà a determinare livelli di Pcb e Pm10 considerevoli, nonché un aumento superiore al 25% del Pm2,5 rispetto alla situazione attuale». Inoltre, si registrerebbe «un innalzamento delle emissioni per nichel, cadmio (più del 100%) e Ipa (58%). E - osserva - nessuna ipotesi di revamping dello stabilimento può realizzarsi senza una Valutazione di impatto ambientale e sanitario».

Due anni fa, tra i Cinque Stelle, furono eletti nella provincia di Taranto quattro deputati e un senatore, l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Mario Turco. L'onorevole Rosalba De Giorgi e la collega Alessandra Ermellino sono poi passate al Gruppo Misto non avendo condiviso alcune scelte strategiche del movimento, proprio a cominciare dalla spinosa questione del siderurgico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA