Dalla Cina alla Russia, così Draghi seguirà la linea Merkel / FOCUS

Il premier ha spiegato chiaramente il ruolo che Roma avrà d'ora in poi anche in Europa. Che non sarà certo di secondo piano

Draghi: "Governo sarà convintamente europeista e atlantista. Scelta euro irreversibile"

Roma - Le parole della politica cambiano con Mario Draghi anche nel delineare il rapporto dell'Italia con il mondo. Il premier nel suo discorso di insediamento al Senato dedica un inedito spazio alla politica estera e racconta un'Italia protagonista, senza complessi di inferiorità. Nello spazio di due frasi disegna gli equilibri all'interno dell'Unione europea.

E ridefinisce la postura ventennale dell'Italia verso la Cina e nel rapporto con la Russia. «L'Italia - assicura - si adopererà per alimentare meccanismi di dialogo con la Federazione Russa. Seguiamo con preoccupazione ciò che sta accadendo in questo e in altri Paesi dove i diritti dei cittadini sono spesso violati. Seguiamo anche con preoccupazione l'aumento delle tensioni in Asia intorno alla Cina». Se la politica italiana ha sempre fatto prevalere l'approccio che vede nella Cina un'enorme opportunità economica, lasciando in secondo piano l'aspetto dei diritti, ora Draghi fa sua la linea degli Usa e, soprattutto, della Germania di Angela Merkel.

Pragmatismo cioè sul fronte economico (nei confronti di Pechino come di Mosca) ma nessuno sconto su quello dei diritti. Da Berlino peraltro è appena arrivato l'ambasciatore Luigi Mattiolo nel ruolo di consigliere diplomatico. Il premier spiega poi chiaramente il ruolo che Roma avrà d'ora in poi anche in Europa. Che non sarà certo di secondo piano. Dopo aver sottolineato che negli ultimi anni si sono create a Bruxelles «reti di rapporti bilaterali e plurilaterali privilegiati», Draghi aggiunge che ora «proprio la pandemia ha rivelato la necessità di perseguire uno scambio più intenso con i partner con i quali la nostra economia è più integrata» e conclude: «Per l'Italia ciò comporterà la necessità di meglio strutturare e rafforzare il rapporto strategico e imprescindibile con Francia e Germania».

Non ci sono rivendicazioni, non c'è alcun senso di rivalsa, come spesso nei refrain della politica italiana, c'è piuttosto la constatazione di ciò che va cambiato e la consapevolezza che accadrà. Draghi del resto indica già le prossime strategie in campo europeo: sottolinea la necessità di un dialogo «più virtuoso» tra l'Ue e la Turchia e assicura che l'Italia continuerà a «operare affinché si avvii». E tocca poi un nodo cruciale, che ha di fatto paralizzato l'Unione europea. «Altra sfida - dice - sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l'asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell'equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva». Ancora una volta cambia la prospettiva. Non c'è l'Italia che accusa, seppur giustamente, l'Europa di averla lasciata sola. Ma l'Italia che si appresta a partecipare a un negoziato con la consapevolezza di «perseguire» un risultato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA