Il Covid non risparmia Aramco, ma il maxi-dividendo resiste

Il gruppo pensa comunque di tornare ai livelli pre crisi di produzione entro la fine del 2021 grazie alla campagna vaccinale che sta facendo risalire la domanda la quale mostra già segni di ripresa in Asia e specialmente in Cina.

Roma - La crisi Covid, con la caduta del prezzo del greggio e della domanda nel 2020, ha colpito duro i conti del gigante petrolifero Aramaco, il gioiello della corona saudita, il quale ha mantenuto però il dividendo proprio per rimpinguare le casse dello Stato che ne possiede il 98% del capitale. Lo scorso anno l'utile del gruppo, quotato sulla Borsa locale dal 2019, è crollato del 44% a 49 miliardi di dollari, un risultato solo leggermente superiore alle attese degli analisti. Il flusso di cassa è stato inferiore alle cedole (-40% a 49 miliardi), inducendo così ad aumentare l'indebitamento.

Il gruppo pensa comunque di tornare ai livelli pre crisi di produzione entro la fine del 2021 grazie alla campagna vaccinale che sta facendo risalire la domanda la quale mostra già segni di ripresa in Asia e specialmente in Cina. Il prezzo del Wti viaggia attorno ai 64 dollari in questi giorni (+70% rispetto a un anno fa) e alcune stime lo indicano a 80 dollari nel terzo trimestre dell'anno. Anche gli altri big del settore, come Bp e Royal Shell (che hanno dovuto tagliare i loro dividendi) hanno scontato gli effetti negativi della crisi pandemica e della 'guerra dei prezzì che si è scatenata nel corso dello scorso anno fra Arabia Saudita e Russia.

Una contesa nella quale la stessa Aramco ha giocato un ruolo di primo piano, seguendo le linee guida di Ryad nell'aumento della produzione. Una contesa poi rientrata con l'accordo all'Opec+. Aramco ha dovuto fare fronte anche ai numerosi attacchi alle sue installazioni da parte dei droni dei ribelli yemeniti Houthi anche se, secondo i vertici della società, questo non ha avuto un impatto sul business.

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