Guerra della pesca Francia-Gran Bretagna, Londra convoca l’ambasciatore

Il portavoce di Downing Street ha precisato che oggi sulla questione si è tenuta una riunione tecnico-governativa presieduta da Lord Frost. Riunione durante la quale le iniziative della Francia sono state qualificate come "inaccettabili”

Emmanuel Macron

Parigi - Non è una battaglia navale ma un po' ci assomiglia. La cosiddetta guerra del merluzzo e delle capesante tra Francia e Gran Bretagna ha raggiunto proporzioni inedite, con lo scambio di accuse e veleni tra le due sponde della Manica, il sequestro di un peschereccio britannico da parte dei gendarmi francesi e, in serata, la convocazione al Foreign Office dell'ambasciatore francese a Londra Catherine Colonna, cui è stata consegnata una nota ufficiale di protesta. Il nodo della contesa riguarda il numero di licenze sulla pesca concesse da Londra ai pescatori francesi che Parigi considera eccessivamente ridotto, in violazione degli impegni assunti da Londra nell'ambito degli accordi post-Brexit.

Affermazione contestata dai britannici per i quali il 98% delle richieste dei pescatori Ue sono state accettate e per il 2% restante Londra è aperta a valutazioni. Le tensioni sono riesplose ieri quando l'amministrazione del presidente Emmanuel Macron ha annunciato misure di ritorsione a partire da martedì 2 novembre, a meno che entro quella data la politica britannica non rispetti i patti sulle licenze. Questa prima raffica di sanzioni, ha precisato il portavoce del governo francese Gabriel Attal, riguarderà "controlli doganali e sanitari sistematici sui prodotti sbarcati in Francia, nonché il divieto di sbarcare prodotti del mare". Il portavoce ha inoltre evocato una risposta graduale, con una "possibile seconda serie di ritorsioni"; in particolare, "misure energetiche che riguardano la fornitura di corrente elettrica per le isole anglo-normanne", incluso Jersey.

"Le minacce della Francia sono deludenti e sproporzionate e non corrispondono a quanto potremmo aspettarci da un alleato e partner vicino", aveva ribattuto un portavoce del governo britannico, citato in un tweet del segretario di Stato per l'attuazione della Brexit, David Frost. Un botta e risposta a cui è seguito il fermo di due navi da pesca britanniche per controlli sulla Manica. Una delle due imbarcazioni è stata dirottata al porto di Le Havre con la scorta da una pattuglia della gendarmeria. La prima è stata solo multata per "intralcio ai controlli", mentre la seconda rischia sanzioni penali, il sequestro e la confisca del prodotto della pesca perché non sarebbe in possesso di una licenza valida. Questi controlli, abituali nella stagione della pesca dei molluschi, "rientrano anche nell'inasprimento dei controlli sulla Manica nell'ambito delle discussioni sulle licenze di pesca fra il Regno Unito e la Commissione Ue, seguite alla Brexit", ha riconosciuto la ministra francese del Mare, Annick Girardin. Il carico da 11 è arrivato poi dal segretario di Stato agli Affari Ue, Clément Beaune, per il quale con l'attuale esecutivo di Boris Johnson si deve "parlare il linguaggio della forza perché temo sia l'unico che capisca". Il portavoce di Downing Street ha precisato che oggi sulla questione si è tenuta una riunione tecnico-governativa presieduta da Lord Frost. Riunione durante la quale le iniziative della Francia sono state qualificate come "inaccettabili e non compatibili né con l'accordo di libero scambio e cooperazione (Tca) sottoscritto con l'Ue" per il dopo Brexit, "né con il diritto internazionale più ampio".

"Ci rammarichiamo - prosegue Londra - del linguaggio provocatorio ripetutamente usato dal governo francese su questo dossier, che non aiuterà certo a rendere più facile la situazione. Noi abbiamo già sollevato con forza le nostre preoccupazioni tanto con la Francia quanto con la Commissione Europea e, come prossimo passo, la ministra degli Esteri ha incaricato la sottosegretaria Morton di convocare l'ambasciatore francese".

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