Cedette documenti top secret ai russi: Biot (Marina Militare) rischia il processo per spionaggio

L'ufficiale è attualmente detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. I due uffici giudiziari hanno redatto una nota congiunta in cui cristallizzano le accuse all'indagato

Walter Biot, l'ufficiale della Marina arrestato per spionaggio

Roma - L'ufficiale della Marina Militare, Walter Biot, rischia di finire sotto processo con la pesante accusa di spionaggio. La Procura di Roma e la Procura militare hanno chiuso le rispettive indagini nei confronti dell'uomo che il 30 marzo scorso venne arrestato dai carabinieri del Ros mentre era intento, in un parcheggio della Capitale, a cedere in cambio di 5 mila euro documenti riservati ad un funzionario dell'ambasciata russa. Nei confronti di Biot la procura ordinaria contesta i reati di spionaggio, rivelazione di segreto di Stato e corruzione. Dal canto loro i magistrati della procura militare, nell'atto notificato, citano una serie di fattispecie tra cui il "procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio", "procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato", "esecuzione di fotografie a scopo di spionaggio", "comunicazione all'estero di notizie non segrete né riservate". I due procedimenti, al momento, proseguono paralleli in quanto vengono contestati reati diversi.

L'ufficiale è attualmente detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. I due uffici giudiziari hanno redatto una nota congiunta in cui cristallizzano le accuse all'indagato. Sul fronte della procura ordinaria i pm di piazzale Clodio sostengono che Biot si è "procurato, quale capitano di fregata della Marina Militare in servizio presso lo Stato Maggiore della Difesa, a scopo di spionaggio politico, notizie che nell'interesse della sicurezza dello Stato dovevano rimanere segrete e per aver rivelato tali notizie ad un agente diplomatico russo dietro compenso". Per i pm militari, l'ufficiale di Marina ha messo le mani su "notizie concernenti la forza, la preparazione e la difesa militare dello Stato, classificate segrete o riservate" Secondo gli inquirenti Biot ha effettuato "con uno smartphone dedicato rilievi fotografici di documentazione classificata che aveva possibilità di visionare per il suo ruolo e la sua funzione" e poi "ha consegnato una micro Sd contenente tali foto all'agente diplomatico che contestualmente gli consegnava la somma di denaro in contanti". Un modus operandi che era stato già delineato nelle motivazioni con cui il tribunale del Riesame, nel giugno scorso, aveva respinto una istanza di scarcerazione avanzata dal difensore del cinquantenne. Quella di Biot, scrivevano i giudici della Libertà, è "una attività lesiva della sicurezza nazionale". Il militare era, infatti, in possesso del Nulla osta di segretezza (Nos) elevato, "il più alto previsto" e "che le notizie procacciate rientravano tra quelle classificate "Nato Secret" e "Nato Confidential" e "riservatissime". Agli atti dell'indagine ci sono anche tre video del 18, 23 e 25 marzo scorso in cui Biot viene immortalato mentre è intento, nel suo ufficio, a fotografare dal pc una serie di documenti da consegnare al funzionario russo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA