Pechino vara la Fujian, terza portaerei del Dragone. Può competere con quelle degli Stati Uniti

Nella crescita a superpotenza navale, il Center for Strategic and International Studies, think tank di Washington, ha individuato un 'aiuto' straniero. I cantieri navali cinesi, i primi al mondo, hanno confini tra attività commerciali e militari sempre più labili

Un fermo immagine tratto dal network statale cinese CCTV mostra il varo della portaerei Fujian

Pechino - La Cina ha lanciato la sua terza portaerei, la 'Fujian', dal nome della provincia di fronte all'isola ribelle di Taiwan. Champagne, nastri colorati, cannoni ad acqua, reparti di marinai e operai schierati sul molo hanno fatto da cornice al varo e alla denominazione ufficiale della nave durante la cerimonia tenuta al cantiere navale Jiangnan di Shanghai, in onore dell'ultimo orgoglio dell'ammodernamento delle forze armate cinesi.

E' la prima portaerei con sistema di decollo a catapulta elettromagnetica, avvicinando le rivali Usa della classe Ford. Tutti, secondo le immagini trasmesse dalla tv statale, hanno cantato l'inno nazionale alla presenza di alti funzionari tra cui Xu Qiliang, il numero due della Commissione militare centrale alla cui guida c'è il presidente Xi Jinping come commander-in-chief. La catapulta elettromagnetica e le 80.000 tonnellate di dislocamento caratterizzano la Fujian dalle altre due portaerei cinesi da 60.000 tonnellate con trampolino di lancio: la Shandong, commissionata a fine 2019 è la prima made in China, e la Liaoning (2012), comprata dall'Ucraina nel 1998 dopo la dissoluzione dell'Urss e costruita per tre quarti a Mykolaiv.

La Fujian doveva essere varata il 23 aprile per i 73 anni della fondazione della Marina cinese, ma ha pagato il blocco anti-Covid di Shanghai anche nei cantieri: sarà sottoposta a prove iniziali di navigazione e ormeggio e ci vorranno fino a cinque anni di allestimento e addestramento perché sia operativa. Lo slogan a caratteri cubitali rossi - "Proiettare la potenza combattiva. Battersi ancora per costruire una flotta di classe mondiale" - ha ricordato alla cerimonia come il traguardo sia ancora lontano.

L'obiettivo di Xi è avere una flotta d'alto mare dotata di cinque o sei portaerei intorno al 2030, di cui una a propulsione nucleare, per eguagliare o superare la capacità degli Usa di spingere la forza aeronavale lontano dalle coste nazionali. La Us Navy ha 11 portaerei, di cui solo la metà pronta alla piena operatività per abbattere i costi. Dalla prospettiva di Pechino non c'è solo da sciogliere il nodo Taiwan, l'isola che considera parte inalienabile del suo territorio da riunificare anche con la forza, se necessario. Se un'azione di forza contro Taipei dovesse maturare, ci sarà senza dubbio bisogno del dominio aereo-marittimo, ma per la Repubblica popolare il piano è più ampio. La Cina è cresciuta in modo impetuoso negli anni d'oro della globalizzazione con le rotte commerciali garantite dalla sicurezza Usa. Lo scontro aspro con Washington ha imposto un cambio di rotta per un'autonomia maggiore visti gli interessi crescenti da difendere in ogni angolo del mondo, tra scambi commerciali e investimenti strategici, soprattutto in materie prime.

La chiave di volta è la flotta d'alto mare da supportare con il network globale di basi navali. Pechino ha fatto sfoggio negli ultimi mesi di nuove unità e capacità operativa. Sono entrati in servizio i cacciatorpedinieri Anshan e Wuxi, superati per potenza solo dalla 'nave invisibile' di classe Zumwalt della Marina Usa. Invece, dal 3 al 20 maggio scorsi, la Liaoning e il suo gruppo d'attacco hanno tenuto manovre nel mar delle Filippine tra Okinawa e Taiwan: i militari nipponici hanno contato più di 300 decolli e atterraggi, anche notturni, tra caccia J-15 ed elicotteri d'allerta Z-18.

Nella crescita a superpotenza navale, il Center for Strategic and International Studies, think tank di Washington, ha individuato un 'aiuto' straniero. I cantieri navali cinesi, i primi al mondo, hanno confini tra attività commerciali e militari sempre più labili: "Le prove disponibili - si legge in un report di aprile - indicano che i profitti degli ordini esteri stanno probabilmente abbassando i costi di aggiornamento della marina cinese". Senza contare poi l'apporto tecnologico. 

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