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"La guerra non ferma Bureau Veritas, chiuderemo l’anno in crescita dell’8%" / INTERVISTA

"Il 23 febbraio, verso sera, ho telefonato al nostro 'capo Paese' a Kiev. Dall’Ucraina arrivavano notizie inquietanti e qui in Italia eravamo molto preoccupati". Parla Ettore Pollicardo, presidente e ceo della holding italiana di Bureau Veritas

Francesco Ferrari
2 minuti di lettura
Un impianto di rigassificazione, settore sul quale Bureau Veritas ha concentrato molte risorse 

Genova - "Il 23 febbraio, verso sera, ho telefonato al nostro 'capo Paese' a Kiev. Dall’Ucraina arrivavano notizie inquietanti e qui in Italia eravamo molto preoccupati. 'Qui è tutto tranquillo, la vita è normale', mi ha risposto. Il mattino dopo ho ricevuto un messaggio: 'Sono un riservista, mi hanno richiamato dall’esercito, devo andare a combattere nel Donbass'. Non ho più né visto né sentito il collega fino al mese scorso, quando ha chiesto una licenza straordinaria per tornare a salutare familiari e colleghi. Umanamente, è stata un’esperienza davvero toccante". Ettore Pollicardo, presidente e ceo della holding italiana di Bureau Veritas, leader nel settore delle certificazioni, e responsabile per il colosso francese di 17 Paesi dell’Est europeo oltre che Malta, Grecia e Cipro, parla con emozione del ‘filo diretto con la guerra’ che sta vivendo da quasi sei mesi: "In pochi giorni - ricorda - abbiamo organizzato la fuga delle famiglie dei nostri 300 dipendenti ucraini. Abbiamo trovato una sistemazione per quasi tutti in Polonia, prevalentemente a Varsavia, per altri in Romania. Ma la cosa incredibile è che, malgrado la guerra in corso, la nostra organizzazione non si è mai fermata. Ancora oggi lavoriamo in Ucraina, nessun servizio è rimasto scoperto".

Tanto per capire: il principale cliente locale di Bureau Veritas è Metinvest. "Solo nell’acciaieria di Mariupol lavoravano 150 persone. Il siderurgico è sempre stato un asset primario per noi. Oggi Metinvest, che produce al 50% rispetto a prima, ha spostato le operations in Polonia e utilizza il porto di Danzica per le spedizioni. E’ una scelta che hanno fatto molti operatori del trading. E noi ci siamo fatti trovare pronti, seguendo i clienti e le loro attività". L’attività di Bureau Veritas in Ucraina è ridotta del 50%, e non è stato facile mantenerla: "È una percentuale sbalorditiva, soprattutto perché il governo di Kiev inizialmente non vedeva di buon occhio la nostra presenza in Russia. Ma alla fine tutti hanno capito che in Russia abbiamo mantenuto il minimo indispensabile solo per onorare i contratti, non certo per fare business".

Malgrado la situazione internazionale, Pollicardo è convinto di poter rispettare i budget pre-bellici: "Contiamo di chiudere l’anno con un aumento del fatturato dell’8% e di arrivare a ridosso dei 190 milioni, mantenendo i margini previsti. Devo esser sincero: siamo sulla buona strada. L’Italia? E’ un mercato che punta ai 100 milioni, grazie alla stagione molto positiva delle infrastrutture e del settore energetico. L’emergenza ha consentito di tirare fuori dai cassetti molti progetti sull’oil and gas che erano stati accantonati". Prima del conflitto, spiega il manager originario delle Cinque Terre a capo di una struttura di 1.000 persone, «ci stavamo preparando a un anno eccezionale. Poi c’è stato lo choc della guerra, ma la cosa che ci fa ben sperare è che i paesi più esposti - penso al Baltico e alla Polonia - oggi sono quelli con le performance migliori. E noi, in quelle aree, abbiamo un posizionamento molto buono. C’è grande crisi a Malta, molto del mercato del trading si è spostato in Grecia: noi abbiamo risposto portando gente ad Atene e potenziando Cipro. Nei grandi momenti di crisi la velocità di reazione è tutto".

In Polonia Bureau Veritas è partner in uno dei più importanti progetti europei di rigassificazione, "ma siamo presenti in prima linea anche nel settore dei gasdotti, come per esempio in Serbia. Sempre in tema di energia, continuiamo a essere leader nel nucleare sia nei progetti di ammodernamento di centrali già avviate (in Ungheria e Repubblica Ceca) sia nei piani di nuove costruzioni, in Polonia". "Il fatto di avere un portafoglio diversificato ci sta permettendo di cogliere enormi opportunità in tutti i Paesi che hanno adottato piani simili al Pnrr italiano" spiega Pollicardo. Le sanzioni e la loro non sempre facile interpretazione, invece non sembrano rappresentare un problema per Bureau Veritas: "I problemi purtroppo li stanno avendo molti clienti. Chi lavorava solo col petrolio russo oggi è scomparso dal mercato. Noi seguiamo le indicazioni che arrivano dal nostro dipartimento legale e non abbiamo mai subito contraccolpi interpretativi. Può sembrare un paradosso, ma questa situazione ci ha permesso di ritagliarci nuovi spazi".

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